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Ferdinando Camon


Il mestiere di poeta

Storia di Sirio

Il mestiere di poeta


Garzanti ed., 1982, pagg. 232

Conversazioni con Ungaretti, Quasimodo, Montale, Jahier, Sbarbaro, Palazzeschi, Valeri, Govoni, Betocchi, Sinisgalli, Gatto, Caproni, Luzi, Sereni, Fortini, Pasolini, Giudici, Zanzotto, Sanguineti, Pignotti, Bellezza.

In queste "conversazioni critiche" con ventun poeti italiani tra i più rappresentativi del secondo Novecento, un intervistatore d'eccezione, Ferdinando Camon, riesce a farci capire «gli intricati segni che brilla­no nel tessuto della poesia» (Zanzotto) dei suoi prestigiosi interlocutori. Interrogandoli su problemi di critica e di poesia - poesia e storia, poesia e conoscenza, poesia e vita - sul loro "mestiere" di poeti, intelligentemente assecondandoli nelle loro polemiche artistiche, Ca­mon è riuscito quasi impercettibilmente a spostare il discorso anche sul loro "privato", cioè sul retroterra psicologico dell'espressione arti­stica: esperienze di vita, traumi, speranze. Ne esce una serie di sma­glianti «autoritratti», in cui accanto ad aspetti noti e conclamati ne af­fiorano altri, apparentemente secondari, che finiscono con l'imporsi con pari intensità. Sbarbaro e Caproni, Pasolini e Zanzotto dicono di sé, quasi inavvertitamente, cose che ce li fanno amare e conoscere meglio. Le voci dei poeti si intrecciano, divergono e di nuovo confluiscono in una sorta di preziosa, corale testimonianza su anni della no­stra vita passata e presente, percepita in modo alto e sofferto, fin nei suoi minimi scatti, dalla dolente sensibilità di poeti che hanno saputo dar voce e canto anche a quanto c'è di inespresso in ciascuno di noi.

 

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