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Ferdinando Camon


Mai visti sole e luna

Mai visti sole e luna

Mai visti sole e luna

Garzanti

Collana I Coriandoli: Prima edizione aprile 1994; Seconda edizione novembre 1994; Terza edizione novembre 1996;

Collana Gli Elefanti: novembre 1998 (post-fazione di Giorgio Bàrberi Squarotti)

In quindici rapidi e intensi capitoli, "Mai visti sole e luna" ripercorre la storia di una comunità contadina dai giorni dell'occupazione tedesca a oggi. Una voce dal "coro dei vinti" ci racconta quei giorni di furore e di terrore, resi ancora più nitidi dal sapiente impasto di lingua e dialetto. Sullo sfondo di una guerra sentita come scontro di orde primitive, Mai visti sole e luna è la parabola amara e feroce su una "razza" (o una "civiltà", come correggeva Pasolini) che muore. La comunità dei buoni e dei deboli, decimata e dispersa dal passaggio degli invasori, attende mezzo secolo per avere giustizia, e oggi si accorge che delle colpe che ha patito si è persa anche la memoria. E' su questo oblio che nasce la nuova Europa: la storia, lavorando in segreto, ha reso i colpevoli più innocenti delle vittime.

 

«Ogni tanto qualche critico lamenta la scarsità di bei libri di autori italiani. Non riesco mai a capire se chi piange in quel modo lo fa per cecità, per darsi un tono o perché non informato o abbastanza paziente. A me capita il contrario, scopro spesso bei libri di autori italiani, talvolta bellissimi. Per esempio questo libretto di racconti di Ferdinando Camon, Mai visti sole e luna (...). C'è in questo libro il senso di un'epoca chiusa per sempre. Se la letteratura avesse l'importanza che merita sarebbero libri come questi a dare il segnale del cambiamento e del pericolo».
Corrado Augias
"Il Venerdì" di "Repubblica"

«Camon ricorre a un'esemplificazione amplissima di personaggi, di gruppi familiari, di nuclei borghigiani, fissando ciascuno in una sua caratteristica fisica, in una mania, nello scorcio rapidissimo della vicenda delle generazioni, con le loro storie bizzarre, cupe, grottesche. (...) Camon ha scritto di nuovo un romanzo di assoluto valore».
Giorgio Bàrberi Squarotti
"La Stampa"

«Leggendo il nuovo romanzo di Ferdinando Camon, Mai visti sole e luna, ho provato più volte la sensazione del brivido. (...) La forza di questo libro sta nel modo con cui Camon usa la memoria: nessun cedimento lirico, l'orrore resta orrore, e se qualcosa lo altera è un sarcasmo che sale in primo piano nei capitoli in cui si va dalla guerra al dopoguerra. (...) L'esito letterario è tra i più alti toccati dallo scrittore padovano, anche per il linguaggio intriso di dialetto (...). Non v'è dubbio che il romanzo è "contro i tedeschi". Ma c'è un altro nemico, quasi più infido (e in ciò sta l'inquietante attualità del libro): l'oblio delle colpe».
Giulio Nascimbeni
"Corriere della Sera"

«Lo scrittore riesce a disporre sulla linea orizzontale della pagina parole che risalgono dal ventre dei sentimenti primari, e le saggia con delicatezza perché prendano forme sintattiche, perché si sposino o si scontrino fra loro. (...) In questo modo, a Camon riesce di narrare lo stupore di essere nella vita, insieme alla rabbia che accompagna quello stesso stupore».
Enzo Siciliano
"La Repubblica"

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