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Ferdinando Camon


La malattia chiamata uomo

La malattia chiamata uomo

La malattia chiamata uomo

Garzanti

Collana Narratori Moderni:
Prima edizione ottobre 1981; Seconda edizione dicembre 1981; Terza edizione maggio 1982; Quarta edizione maggio 1983; Quinta edizione maggio 1985.

Collana Gli Elefanti:
Prima edizione maggio 1987; Seconda edizione novembre 1989.

E' la storia, forse per la prima volta raccontata dall'interno, di un'analisi: il rapporto tra psicanalista e paziente, le tappe della lunga "via crucis" dell'analisi con i suoi rituali (i lunghi silenzi, i concitati sfoghi, le dolorose rivelazioni, i trucchi punitivi e autopunitivi), i sogni e gli incubi ricorrenti, le malattie psicosomatiche, i traumi privati e sessuali. Ma i mali che punteggiano la vita del protagonista sono conseguenti a una crisi generale, alla dissoluzione della famiglia, alla scomparsa delle chiese-madri e dei partiti-padri, e alla sconfitta del maschio: il testo è anche un "lamento del maschio" dopo l'avvento del femminismo, e una specie di "ecce homo" dopo la caduta delle ideologie. Con questa "confessione totale" l'autore fornisce un'opera di stimolante suggestione e di forte originalità nel panorama della letteratura contemporanea.

 

«Di fatto, man mano che l'analisi avanza, s'allargano i cerchi dell'indagine che abbraccia sempre più fattori da esplicitare, aspetti da chiarire, dal biologico (il grembo della madre carnale) al morale (il grembo della madre Chiesa), dal contestuale (società contadina/società urbana) all'ideologico (padre-Partito), dal sessuale (maschio-marito), all'affettivo (moglie-figli) al culturale e così via, mentre il corpo s'investe dall'odissea dell'io e il naso comincia a schizzare sangue, la vescica a pisciare sangue, le membra s'irrigidiscono. Il tutto raccontato attraverso un incalzare di situazioni che si tramutano l'una nell'altra, in uno stile ostinato, dagli effetti irresistibili (...)».
Luce D'Eramo
"Il Manifesto"

«"La malattia chiamata uomo" è il racconto, spassoso e tragico insieme, dei mali che hanno aggredito a tradimento l'autore: diluviali emorragie di naso, colpi di strega che inchiodano lo scrittore sopra gabinetti forestieri; coliche renali che trapanano le vie urinarie; extra sistole impressionanti, che scoccano come fulmini, suscitando l'impressione angosciosa che il cuore stia per fermarsi. Una sorta di masochismo allegro e dolente spinge l'autore a raccontare le miserie del corpo e dei suoi organi ribelli; le sue tragicomiche odissee negli ospedali e negli studi dei medici. Camon sembra essere entrato in quel gusto autolesionistico di sciorinare in pubblico le proprie disavventure che è talvolta tipico d'alcuni scrittori ebrei, per esempio Philip Roth o Saul Bellow (...)».
Carlo Sgorlon
"Il Giornale nuovo"

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