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Ferdinando Camon


Storia di Sirio

Storia di Sirio

Storia di Sirio

Garzanti

Collana Narratori Moderni: 1984
Seconda edizione: 1985

Collana Letture per la Scuola Media: 1984
Seconda edizione: 1986

Esaurito

Questo è un romanzo scritto per i giovani: ha per protagonista un giovane, ed è tutto incentrato sui problemi dei giovani. Racconta la vita di un ragazzo, Sirio, che passa attraverso una serie di esperienze "totali": la carriera borghese, la fuga da casa, la vita allo sbando, il rifiuto del lavoro, l'assalto alla città, la riscoperta dei sentimenti - attraverso quell'esperienza autenticamente rivoluzionaria dell'età adolescenziale che è il primo amore -, il ripiegamento nell'autocoscienza. L'unica esperienza "totale" che Sirio non vive in proprio, ma che contempla nel suo amico più stretto, è l'esperienza della droga: perché è quella che non ammette ritorno, e si traduce in un'autodistruzione.

Racconto di lotte, di fedi e di ideologie, "Storia di Sirio" è la storia di una ribellione-modello, che approda all'esigenza di una nuova cultura della liberazione (quindi di una nuova famiglia e di una nuova scuola), perché "il più grande contributo che possiamo dare alla liberazione degli altri è la liberazione di noi stessi".

 

Padri e figli non sono mai andati d'accordo, e il pomo della discordia pare sia sempre stato quel «pretendere» di insegnare la vita, ignorando e volendo ignorare che si può insegnare soltanto la propria vita e non la vita. E se i figli non accettano gli insegnamenti che inevitabilmente si rifanno alla vita dei padri? Se non li accettano devono ribellarsi ai padri; se li accettano, devono ugualmente ribellarsi, perché proprio questa ribellione è la sostanza dell'insegnamento. (...) "Rivoluzione". Questo termine ha in parte ripreso il suo significato originario: con l'amore o con quell'altra forma di amore che è la violenza, i figli, come corpi celesti, hanno compiuto più e più giri completi intorno ai padri. Mai forse come oggi padri e figli sono andati tanto d'accordo. È un accordo sottile annidato nella discordia che si manifesta in quel rimprovero. (...) Camon vuole dirci che, fallito il fine salvifico delle chiese madri, dei «tronchi» ortodossi, in un'epoca come la nostra (che forse è davvero un'epoca di ripresa religiosa) appare necessaria una ricerca che accomuni tra loro gli eretici. Non è una proposta «in positivo», né una via d'uscita, né d'altra parte una nuova via alla rivoluzione: è un invito all'analisi.
Ottavio Cecchi
«Rinascita»

È un libro che andrebbe diffuso nelle scuole: mi pare che nessun altro sappia, con altrettanta lucidità, chiarezza e forza di convinzione, esporre i problemi del capitalismo, della contestazione giovanile, del terrorismo, di una sana maturazione individuale e sociale, come questa che non per niente viene chiamata «parabola».
Gino Geròla
«L'Alto Adige»

Venti o più anni fa si diffuse in Italia una fiorente letteratura saggistica e narrativa sul tema industriale, che da Vittorini a Volponi, Ottieri, Parise fino a Balestrini e altri ancora affrontò l'argomento da diverse prospettive ideologiche e stilistiche dando un quadro probabilmente non privo di interesse non solo per i critici letterari ma per gli storici futuri (se si pensa alla ben nota equazione di letteratura e storiografia tornata di attualità nelle discussioni dei giorni nostri).
Poi il tema è alquanto passato di moda, ma ora ci torna Ferdinando Camon con il suo ultimo romanzo, Storia di Sirio, sia pure, come è logico, in termini profondamente rinnovati. È successo infatti che se la società industriale è rimasta l'orizzonte vitale in cui tutti ci troviamo ingabbiati, all'interno di questo destino, nuove spinte, sollecitazioni, azzardi, riflussi, disordini, progetti di ogni genere sono intervenuti ad articolare in modo sempre più complesso e drammatico il paesaggio, sino a renderlo quasi irriconoscibile rispetto a quello ancora così pacifico da sembrare idillico che Vittorini prese in considerazione sul «Menabò».
Camon ha tenuto presente tutto questo intricato groviglio delle scelte individuali e dei programmi politici che si sono avventurosamente accavallati nell'ultimo scorcio della nostra storia, sicché il suo panorama, partito da un quadro che sembra ricordare certi libri degli anni '60 (ad esempio Tempi stretti o Il padrone) se ne distacca poi per inseguire le fondamentali e complicate componenti intervenute nei comportamenti soprattutto dei giovani. E ancor più se ne distacca per l'esplicità scelta dalla «parabola» come strumento più adeguato per tentare di dire nella maniera più accettabile una così ingarbugliata condizione umana; nel fatto, poi, la parabola assume le movenze ora della fiaba, ora del referto o del racconto o del manifesto, ma infine assolve al suo compito non realisticamente descrittivo ma allusivo e simbolico e tuttavia niente affatto distaccato dal reale.
Giuliano Manacorda
«Il Tempo»
«Messaggero Veneto»

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