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Ferdinando Camon


La vita eterna

La vita eterna

La vita eterna

Garzanti

Collana Narratori Moderni:
Prima edizione 1972, Seconda edizione 1973,
Terza edizione 1974.

Ne "I romanzi della pianura": (insieme col "Quinto Stato") 1988

Negli "Elefanti" (foto): settembre 2001

 

Con La vita eterna Camon ha imbroccato la chiave giusta, quella di una fantasia assoluta, d'invenzione e di linguaggio, nella quale tutto si fonde come al calor bianco di un crogiuolo, sicché si arriva al miracolo di fare incontrare su uno stesso piano e in un solo magma la parola cosmogonica e tragica di Lucrezio e l'amara scurrilità del Ruzante».
Luigi Baldacci
"Epoca"

«"La vita eterna" è difficilmente dimenticabile: senza proporsi nessuna esplicita finalità sociologica, la sua narrazione ha visto, come in un attimo d'eterno, una realtà folta, insieme mitica e realistica».
Giuliano Gramigna
"La fiera letteraria"

«Una cosa, però, credo di sapere con sicurezza: che Camon è uno scrittore, se scrittore è chi, raccontando una favola, ti porta dove vuole, t'incanta, ti coinvolge, ti trasferisce nel "suo" mondo, t'obbliga a ritornare indietro di qualche pagina per rileggere e meglio capire, riassaporando le parole e il loro ritmo. A me è capitato più di una volta, e posso dire dove: tutto il secondo capitolo che si chiama "Le Crue" e che mi sembra uno splendido passo di surrealismo surriscaldato; e certe pagine di Resistenza Contadina della parte seconda (per esempio, il capitolo "Trentamila schiavi") che Camon ha raccolto - dice - stenografando, in presa diretta e che lo inducono alla definizione di "romanzo-verità"; e ancora, nella parte terza, "L'invenzione della moneta" per finire con la storia della sorella di Cente. (...) Quando uscì "Il quinto stato", il libro precedente di Camon di cui "La vita eterna" è complementare (o supplementare?), i critici tirarono in ballo Ruzante e Verga, Garcìa Marquez ("Cent'anni di solitudine") e Faulkner. (...) Si capirà che, nonostante le apparenze, Camon non cade quasi mai nel decorativo o nel "letterario" perché in lui, scrittore vero, lo stile è - come dice Cocteau - l'anima che, per sua sfortuna, prende la forma del corpo».
Morando Morandini
"Il Giorno"

«Il rapporto tra Camon e il suo mondo è fondato su un sentimento composto di un affetto radicalmente farsesco, di una indignazione morale per questo tipo di vita, esistenziale, e di una violenza che è il vero dato espressivo, il momento espressivo con cui Camon si identifica più di frequente».
Geno Pampaloni,
conversazione radiofonica con Luigi Baldacci

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