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Ferdinando Camon


Il Quinto Stato

Il Quinto Stato

Il Quinto Stato

Garzanti

Collana Narratori Moderni: 1970
Collana I Bianchi: 1975
Ne "I romanzi della pianura": 1988

Edizione tascabile Tea 1998 (postfazione di Gianfranco Bettin, con l'originaria prefazione di Pier Paolo Pasolini).

 

Scritti a breve distanza uno all'altro, accompagnati in Italia da una prefazione di Pasolini, subito tradotti in Francia per interessamento di Sartre e poi in numerosi altri paesi, i primi due romanzi di Camon, "Il quinto stato" e "La vita eterna", erano diventati subito introvabili perché l'autore ne vietava la ristampa. Dopo averci lavorato complessivamente per un quarto di secolo, li ha congedati per sempre, parendogli di aver raggiunto la "stesura definitiva". Così è tornata finalmente la "saga contadina" di Camon, l'epopea grandiosa e miserabile del "quinto stato", popolato di tutte le forme reali o possibili: uomini, angeli, diavoli, animali, in un continuo, vorticoso intreccio di fame e di sesso, di fede e di paura, di amori e di stragi: il mondo perduto, dolcissimo e straziante, da cui tutti proveniamo.

 

«... più di rado ancora succede (nella letteratura contemporanea) che la scelta della materia nasca da un'immedesimazione profonda, e per così dire carnale, che investe tutt'insieme la sostanza dei sentimenti e il linguaggio, come è nelle intense raffigurazioni della civiltà arcaica contadina dei villaggi euganei di Ferdinando Camon».
Natalino Sapegno
"Compendio di storia della letteratura italiana"

«E' un libro di immagini sulla vita sociale di un paese, scritto nella chiave linguistica di chi, essendo uno scrittore colto ma trovandosi a dover raccontare l'Inferno, usa lo stesso linguaggio dei dannati».
Luigi Baldacci
"La Nazione"

«Un romanzo che sul piano fantastico e linguistico dà la frequenza di emozioni dei libri maturati in tutta una vita».
Walter Pedullà
"Avanti!"

«Ataviche miserie, disperazioni, folli rituali e allegrie in un'aria da girone dantesco».
Giuliano Gramigna
"Corriere della Sera"

«Al Quinto Stato (disperato per atavica miseria e senso di colpa sociale) non si oppone un Centro Umanistico, con la sua Lingua Letteraria, polo positivo e rifacitore della persona che lo raggiunge senza la sua dignità di persona, no. Al Quinto Stato si oppone la falsità di un Centro che è il Centro di Padova: il Centro della piccola borghesia, fiera della propria "sottocultura", luogo ideale per una persona che si crede senza dignità e cerca di essere integrata, trovando la sua realizzazione in questo inganno».
Pier Paolo Pasolini
sul risguardo di copertina

«L'importante, però, è di non leggere un libro come Il quinto stato con la lacrima sul ciglio. Pensa per un attimo cosa direbbe di un libro così Vittorini! Vittorini si sarebbe arrabbiato moltissimo. Ma se lo leggiamo come se stessimo a sentire cosa succede in un quartiere di portoricani, allora sì che possiamo capire la quantità di problemi e di questioni che da un libro così soltanto fuori. Che è una quantità veramente straordinaria. (...) Questo tipo di attenzione a fenomeni di culture in fase di chiusura, che stanno per essere strangolate da forme più avanzate, non è nuovo. Noi ne abbiamo un esempio abbastanza memorabile di vent'anni fa, ed è Cristo s'è fermato a Eboli. Nessuna somiglianza dal punto di vista formale, ma molte somiglianze dal punto di vista psicologico: qui abbiamo un figlio di questo mondo che parla di questo mondo, e quindi ne parla in certa misura rammemorando il proprio passato: là abbiamo invece un medico torinese che scopre (da "etnografo", diciamo, ma anche da "inventore") una certa realtà italiana che allora era più o meno sconosciuta. (...) Quindi, in generale, i fenomeni di arretratezza di cui parla Camon non sono soltanto fenomeni di arretratezza, cioè di passato, sono fenomeni nuovi,  fenomeni "indotti": siano noi che facciamo i suoi contadini quali essi sono, esattamente come è l"industria moderna che fa Bombay, che fa essere Bombay quella che è».
Franco Fortini
presentazione del libro a Milano, insieme con
Giancarlo Ferretti

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