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Il sito ufficiale di Ferdinando Camon

Ferdinando Camon

Dialoghi con i lettori (ultime lettere)

Non tutte le lettere possono essere pubblicate, ma solo le più interessanti. Le lettere con espressioni pesanti o insultanti o irriguardose verso l'autore o gli altri autori o verso i lettori o verso editori e giornali non vengono ospitate. La decisione insindacabile spetta all'intestatario del sito. Non c'è niente che non si possa dire con civiltà e rispetto. In ogni caso, la responsabilità resta di chi scrive e invia le e-mail. Quando più lettere si riferiscono allo stesso tema, ne vien scelta qualcuna, in rappresentanza di tutte. Ogni 3-4 settimane, quando il file diventa troppo pesante, vengono tolte le lettere più antiche. Ce ne scusiamo con gli autori
La scelta delle lettere, la loro collocazione, la loro cancellazione, sono a cura di Alessia. Chi non vuole che la propria email sia pubblicata, è pregato di dirlo.

 

Terremoto, dal dolore alla rabbia

3o agosto 2016

Caro Ferdinando,
questo tuo articolo mi stupisce non poco, perché dimentichi che le zone di quest’ultimo terremoto sono situate in Italia e l’Italia é un Paese ad altissima corruzione. Se per ottenere un appalto l’impresa deve dare delle bustarelle è ibnevitabile che per far quadrare i conti e non ci rimetta debba contenere i costi. Il modo migliore per ridurre le spese é risparmiare sui materiali, mettere poco ferro, preferire la sabbia al cemento. Si spiega così come con un sisma pur violento, ma non violentissimo, edifici pubblici che dovrebbero essere a norma si siano sbriciolati.  L’unico modo per evitare simili disastri è pertanto quello di individuare rapidamente i corruttori e i corrotti e di condannarli a pene esemplari, del tipio venti anni di lavori forzati, altrimenti non si risolve nulla e al prossimo terremoto saremo ancora qui a parlare di opere demolite più per colpa degli uomini che del sisma.
Renzo Montagnoli <renzo.montagnoli@gmail.com>

Brexit. Ma gli inglesi s0no europei?

27 giugno 2016


Verrebbe facile dire che gli inglesi non sono europei, ma non è così. Infatti le loro origini sono europee, prima i Sassoni, poi i Bretoni, e qui sembrerebbe bastare questo dato per classificarli come europei. La discriminante, però, c’è, in quanto sono isolani, perché popolano una grande isola, e in questi casi tendono a cementare sempre più le loro caratteristiche, sono meno aperti ad altri modi di vivere e sono ancora affetti da una mentalità coloniale in base alla quale non si spostano di un millimetro dalle loro idee, mentre sono gli altri che devono adottarle. Fra i tanti particolarismi dell’Europa quello della Gran Bretagna è, per così dire, iil più particolare, perché se anche si dimostrasse loro che la guida a destra, che il metro, che il chilogrammo, che il litro porterebbero ricchezza, finirebbero con il dire di no, tanto si sentono orgogliosamente diversi. Non sono così gli irlandesi e gli scozzesi, di origini celtiche e quindi ben diversi dagli inglesi. Certo, la loro cucina è quel che è, ma potrebbero rispondere che non si vive di solo cibo, anche se nel caso specifico siamo noi a rischiare grosso con un’alimentazione che privilegia i grassi animali. E poi devo aggiungere una cosa: nel corso dei miei viaggi per l’Europa, quando ancora l’Unione era lontano dal divenire tale, alle frontiere ho sempre trovato dei doganieri educati che facevano con cortesia il loro lavoro. Sono andato un paio di volte a Gibilterra e ho incontrato le guardie di frontiera inglesi che si sono sempre comportate altezzosamente e con modi poco garbati. Lasciamoli fuori dall’Europa, perché quelli che hanno più da perdere sono loro. Quanto alla lingua, non è che il ricorso all’inglese sia un omaggio alla Gran Bretagna, ma la sua diffusione è dovuta unicamente alla forte presenza politica ed economica degli Stati Uniti. Quindi non mi pongo problemi: si adotti pure l’inglese e si avrà anche il vantaggio di non vedere intricate manovre per far prevalere il francese, il tedesco, o l’italiano.
Renzo Montagnoli

No, Sig. Camon gli inglesi hanno votato Brexit non per ribellarsi alla religione cristiana cattolica ma solo perché sono stufi come noi tutti della prepotenza europea che impone leggi a tutti gli europei nonostante siano diversi come cultura, cibo, religione, economia, politica e quant’altro. Oltrettutto sono parlanti inglese come ormai quasi tutti i popoli del mondo quando vogliono poter comunicare fra loro, ed i loro insegnanti di madrelingua troveranno sempre un lavoro nel mondo. Altrimenti anche la loro lingua si corromperà come si sta corrompendo tutto nel mondo di oggi. God save the queen! And the City!
Lucilla Cechet <lucilla.cechet@alice.it>


Leggo con immenso piacere “Il commento”, sul quotidiano Il Piccolo, a proposito degli Inglesi, e mi trova completamente dalla sua parte. Ci hanno sempre definiti, e direi con commiserazione, “voi del continente...” Effettivamente loro sono lontani dalla nostra cultura, dai nostri usi e costumi. Si sentono “forti”per il fatto della lingua, ma per mentalità sono una miseria. Li ho conosciuti in Ghana, anche come ex colonialisti e devo dire che, all’infuori dei loro “golf club” e il bicchiere di whisky, come cultura hanno lasciato il nulla.
In qualità di lettrice, La ringrazio per aver messo a disposizione la sua preziosa parola e Le auguro ogni bene.
Con stima e un cordiale saluto
Isabella FlegoIsabella Flego <isflego@t-2.net>


Il suo articolo è tutta verità.
Gli inglesi non voglio appartenere, solo comandare, dominare. Da sempre colonizzatori e padri padroni della Scozia.
Hanno voluto due sedie, la solita America e un po’ di EU. Si erano tenuti la sterlina, “Vade retro” euro! Ma era regolare? Secondo me non era giusto.
Oggi piangono per la svalutazione  della  sterlina, e allora? Possono continuare a fare i loro comodi a casa loro e se non li va bene sono “C.... loro.” Mi scusi.
Hanno fatto bene ad andarsene’? Non lo so ma non mi dispiace. Non ho dimestichezza di Borsa e Mercati finanziari ma i miliardi bruciati (notizia di tutte le testate) sono
anche e solo roba nostra?
La saluto  e le faccio sinceri complimenti. Giorgio Vetta Giorgio Vetta <gvetta@alice.it>

 

Ci vuole un rapporto tra stipendio minimo e massimo

26 maggio 2016

 

Ho letto con interesse il suo articolo di oggi: “Stipendi - Il massimo e il minimo”.

Purtroppo, e’ una delle voci isolate, che ogni tanto si fa viva su questo argomento, ma che poi sistematicamente si spegne dopo poco tempo. Non si riesce mai a suscitare un una “campagna" continuativa, che sarebbe in grado di smuovere l’opinione pubblica, tenendo vivo l'argomento.

Personalmente, mi occupo della faccenda da diverso tempo, ma, ovviamente con scarsa efficacia, considerata la mia voce il capitolo.

Bene stabilire un rapporto tra minimo e massimo, ma ho una proposta (o meglio un’aggiunta) che mi sembra piu’ idonea. Parto da alcune considerazioni.

Pensione. Cos’era in realta’ all’origine? Doveva garantire al lavoratore ormai anziano, una cifra per poter continuare a vivere in modo dignitoso.
Non certo per farlo diventare “ricco”. Ma ci sono pensioni veramente “fuori scopo” (vedasi ad es. quella leggendaria, tra tante, di oltre 90.000 Euro/mese di Mauro Sentinelli). E lo scandalo non sta tanto nelle cifre in se’ (se si trattasse di una cassa di previdenza privata, dovrebbe avere una previsione di pareggio per i prossimi 50 anni), ma nel fatto che tali pensioni siano corrisposte dall’INPS, che e’ alimentato in consistente parte, oltre che dai contributi versati dai lavoratori, anche dalla fiscalita’ generale, cioe’ dalle tasse che pagano anche i lavoratori che hanno pensioni molto ma molto piu’ modeste (meno di 1.000Euro/mese). Stipendio. In aziende, ma anche nel pubblico, ci sono “dipendenti” che ricevono stipendi sproporzionati, rispetto ad altri “dipendenti” che ricevono emolumenti anche al di sotto dei 1.000 Euro/mese (per non parlare dei “precari”!). La soluzione? Stabilire una cifra massima congrua per un “dipendente” ed un “pensionato INPS” (ad esempio: con 3000 Euro/mese si puo’ vivere non da ricco, ma sicuramente in modo piu’ che dignitoso, ma si puo’ anche discutere sull’entita’ della cifra). Qualcuno vuole di piu’? Oppure un’azienda vuole pagare di piu’ alcuni suoi “lavoratori”? Costoro diventano, per Legge, “lavoratori Autonomi”, che si pagano da soli contributi, liquidazioni, ed eventuali assicurazioni per godere di “pensioni integrative”.
Perche’ si vuole obbligare un precario che prende 400 Euro/mese a pagarsi un’assicurazione integrativa, per compensare l’indecente pensione che avra’, pur non riuscendo a sopravvivere con quel misero stipendio? E non si vuole invece lasciare a chi riceve emolumenti che tanti si sognano, la facolta’ di impiegarne almeno una parte per una assicurazione integrativa? La dignita’ e’ un diritto per tutti, la ricchezza un privilegio per pochi.Vengono spontanee alcune considerazioni:
- Forse che certi stipendi da nababbi e le relative pensioni non vengono toccati, perche’ devono assicurare che chi li riceve tenga la bocca chiusa su quello che ha visto nell’azienda o ente per cui ha lavorato?
- Forse si vuole creare e mantenere una casta di “privilegiati” che sta dalla parte del sistema di potere di turno?
- Forse si vogliono mantenere (ed aumentare) disuguaglianze vergognose secondo la regola del “Divide et impera”? Resto disponibile per ulteriori precisazioni e chiarimenti, qui omessi per questione di spazio, e per un eventuale incontro.Cordiali saluti
Lorenzo Filippi <lorenzo.filippi@libero.it>

 

Ciao Ferdinando, sono quasi sempre d’accordo con ciò che scrivi sul Mattino. Oggi il tuo intervento sulla forbice fra stipendi altissimi e paghe da fame – anche se lo hanno titolato in modo poco “appetitoso” - è davvero illuminante. Condivido dalla prima all’ultima riga, provo una fitta al cuore ricordando ciò che è stata l’Olivetti e mi chiedo se mai arriveremo, in un mondo sempre più governato dalle banche e dalle leggi del mercato e del consumo, a una visione così etica dell’esistenza. Non credo. Sarebbe bello però lanciare la petizione anche da noi.
Un caro saluto
Marco Bevilacqua <marco.bevilacqua.14@alice.it>

 

Può sembrare una frase banale, ma è veritiera: i ricchi esistono perché ci sono i poveri.
Premetto che ritengo sia giusto che ci siano differenti retribuzioni, perché mansioni, responsabilità e capacità richieste sono diverse. Quello che è sbagliato è che ci siano diversità macroscopiche, che ci sia gente che fatica ad arrivare a fine mese e altra che può permettersi di pasteggiare a caviale e Champagne ogni giorno. E’ indispensabile quindi che ci sia un minimo (tale da assicurare una vita dignitosa) e un massimo (che pur tenendo conto delle mansioni non costituisca un affronto per tutti gli altri lavoratori). Considerando la grande anima sociale che aveva Olivetti vedrei un tetto massimo di 10, ugualmente premiante e non irrispettoso. Una cosa però ed è importante: che valga non solo per le aziende private, ma anche per quelle statali, considerato che in quest’ultime c’è la pessim abitudine di dare più soldi agli amministratori delegati senza tener conto dei risultati, e la vicenda Alitalia ne è un chiaro esempio. Lo stesso dovrebbe valere anche per gli atleti, i piloti di motociclette e di automobili, i calciatori, insomma questo principio dovrebbe valere erga omnes. Dubito però che possa essere adottato facilmente, specie nel nostro paese, fatto di tante consorterie irremovibili e in cui, non di rado, chi si lamenta di questa sperequazione tace quando a fruire del super stipendio è l’atleta del cuore.
Renzo Montagnoli   <renzo.montagnoli@gmail.com>

Pagare di più i bravi insegnanti. E i bravi infermieri?

20 maggio 2016

Egr, Signor Camon, ho letto con piacere il suo articolo che parla del concetto di meritocrazia per gli insegnanti italiani e sull'onda della sua riflessione, potrei affermare che, quello che lei dice, può essere valido per tutte le categorie di lavoratori impiegati nel pubblico. E' difficile valutare il grado di meritocrazia di un lavoratore pubblico specialmente della scuola ma anche nella sanità. Come lei giustamente afferma spesso si instaurano determinati meccanismi per cui il più meritevole è colui che  non dà prestazioni di alto livello, ma simula una professionalità allo scopo di farsi amico ( non voglio usare altri termini che possono sfociare nella volgarità ) i propri superiori. E' considerato meritevole colui che sfocia una dialettica impeccabile o che asseconda le opinioni, giuste o sbagliate che siano, dei suoi "capi", addirittura giustificandone l'operato scadente. Per questo motivo ritengo che la falsa meritocrazia sia difficile da stanare e  altrettanto difficile è valutare i veri meritevoli. Certamente il giudizio dato da persone non obbiettive, che nel caso della scuola sono gli alunni e i genitori e nel caso della sanità potrebbero essere i pazienti, non garantisce una adeguata valutazione obbiettiva e critica. Mi spiego. L'alluno è felice quando riceve un voto positivo, quando l'insegnante lo tratta con il dovuto rispetto, quando riceve una quantità di compiti a casa non eccessiva. Come il paziente si sente guarito quando non avverte nessuna sintomatologia o ha un notevole miglioramento di essa. Ma siamo certi che l'insegnate, nel primo caso, e il medico o l'operatore sanitario nel secondo caso, si siano comportati veramente bene e con professionalità? Esiste una percezione della professionalità altrui che spesso non va a braccetto con la vera capacità lavorativa. Indubbiamente è difficilissimo distinguere le due cose. E altrettanto difficile è trovare il metodo più idoneo per valutare obbiettivamente il lavoratore. Come lei ha giustamente detto, l'operaio viene valutato in base a dei pezzi eseguiti correttamente e nel minor tempo possibile, quella è professionalità, ma nel pubblico non disponiamo di un apparato dirigente in grado di valutare correttamente il dipendente. Né nell'ambito scolastico, né nell'ambito sanitario. Ecco perché ci affidiamo, vorremmo farlo almeno, ai destinatari del nostro lavoro, alle persone, cioè, che spesso non possiedono le giuste conoscenze per una corretta ( tecnica ) valutazione. Quando dico correttamente intendo una valutazione che va oltre la prestazione percepita. Forse questo concetto è maggiormente riscontrabile nell'ambito sanitario dove spesso viene considerato bravo un medico che stringe la mano con decisione e usa una dialettica impeccabile o un operatore sanitario ( infermiera o tecnico ) che sa accoglie il paziente con un sorriso raggiante e usa paroloni spesso incomprensibili. Di fatto la professionalità è tutt'altra cosa. La professionalità è saper calarsi nei panni dell'altro ( per il professore comprendere le difficoltà dell'alunno e cercare di superarle assieme, per l'operatore sanitario cercare di ottenere la guarigione della persona o, se questa non è possibile, saper ammettere i propri limiti ), è essere umili e non aspirare a cariche di prestigio, a volte è saper andare contro l'opinione, autoritaria e dannosa, dei propri superiori, è volere il bene del prossimo, bene che a volte costringe il dipendente a passare in secondo piano. Il meritevole è colui che svolge il proprio lavoro con passione e bravura senza ostentare la propria supremazia professionale. Uno così dovrebbe ricevere non solo un incentivo economico ma anche il nostro ringraziamento più sentito ( spesso più apprezzato di quei quattro soldi promessi dallo stato e che, di fatto, creano un substrato di invidie e caporalato lavorativo ). Gente così, cavernicoli senza ambizione alcuna se non quella di fare del bene e fare bene il proprio lavoro, popolano i nostri ospedali e le nostre scuole ma oggi più che mai si sentono incompresi e addirittura ridicolizzati. Sono trattati come cavernicoli, appunto. Si dà più importanza all'apparenza che ai fatti concreti. Lo stato dovrebbe intervenire prima di tutto su questo concetto...partendo da se stesso...

monica monetti <monica1monetti1@gmail.com>

Caro Ferdinando, la soluzione che hai proposto è ineccepibile, risponde a criteri di logica ferrea (chi meglio degli allievi - utenti e dei loro genitori può dare una valutazione abbastanza imparziale degli insegnanti?), ma proprio per questi elementi positivi non verrà adottata. Anche nel mondo scolastico ci sono tante consorterie, o mafiette, che finiscono sempre per contrastare, con efficacia, qualsiasi proposta logica, ed è composta soprattutto da quei docenti meno meritevoli che così vedrebbero confermata pubblicamente la loro incapacità.
Sono d’accordo che i premi sono ben poca cosa, come anche che gli insegnati dovrebbero percepire uno stipendio più adeguato, in quanto sono loro a preparare i cittadini del domani. Questo costa allo stato? Certamente, ma si tratta di un investimento più che fruttifero. Ovviamente se si aumenta la retribuzione ne beneficerebbero anche gli incapaci, ma in questo caso, valutati tali da allievi e genitori, non dovrebbero fruire di questo incremento di corrispettivi ed anzi, se ciò non bastasse, se ne dovrerbbero tornare a casa.
Renzo Montagnoli <renzo.montagnoli@gmail.com>

Ma il figlio di Vendola è figlio di Vendola?

12 marzo 2016

Egr sig. Camon,
mi presento, mi chiamo  Marino Pizzotti, ho 64 anni, sono biologo e ho letto il suo articolo su Panorama del 10.3.
Condivido totalmente  quello che Lei  scrive, lo avrei  scritto anch'io allo stesso modo.
Non faccio questioni religiose, di cui non mi occupo, ma solo questione biologiche, di cui sono abbastanza  esperto, tale da non poter  essere  smentito da nessuno e  da poter  sostenere  qualunque  contraddittorio.
La maternità surrogata, dal punto di vista  biologico è un crimine contro l'umanità e contro la vita .-
Vendola  e  chi come  lui, ne  sfrutta la possibilità, è un criminale al pari livello di ogni persona che  commette, o ha commesso, crimini contro l'umanità.
Nessun essere  umano ha il diritto di sostituirsi alla natura, che ci ha  creati e ci governa, se  fossi un legislatore  proporrei il carcere a vita per una persona  che commette un abominio del genere, per lui e per la donna che ha  accettato di mettere al mondo il bimbo, che è ugualmente  colpevole
Il grado di degrado morale, umano, sociale di una donna che  accetta questa maternità surrogata è un abominio assolutamente intollerabile.
Sentire  che costui  vuol  far passare il suo gesto come  "atto d'amore" mi fa vomitare dal disgusto, Costui non  sa   nemmeno lontanamente  cosa  sia l'amore, così come  tutti   coloro che violano la natura per il proprio egoismo .
Se la società umana è avviata su  questa strada, non vi  sarà futuro.  
Una specie vivente deve  essere in armonia con la natura  e seguirne le leggi, solo gli uomini sono in grado di modificare l’ambiente in cui vivono, ma permettere loro  il diritto di violare le leggi naturali è talmente grave  che a lungo andare porterà al disfacimento morale  e sociale  della specie umana, con conseguenze  assolutamente imprevedibili.
E’ questo che i nostri solerti legislatori non capiscono, ma  non c’è da aspettarsi nulla da una accozzaglia di incapaci, buoni soltanto per gonfiarsi le tasche, mantenersi la poltrona e  prendere in giro il popolo.
Già di per sé l’omosessualità è una  deviazione gravissima, ma posso accettare che sia una scelta personale, di cui una persona  è libera  di rispondere alla società biologica in  cui vive   e di agire di conseguenza, ma  arrivare  al punto in cui costui è arrivato è troppo per poter  essere accettato, non solo da un biologo come me, ma  da ogni uomo che  abbia  ancora un cervello nella testa in grado di funzionare liberamente, senza  condizionamenti di  parte.
Come si sentirà, come  agirà una persona   che  sa  di essere il frutto di un qualcosa che non è avvenuto secondo le leggi naturali e umane, che per centinaia di migliaia di anni hanno governato il mondo degli  uomini ? Che  accadrà di lui ?  Manca  totalmente il rispetto della vita, un  essere  umano esiste  quando ha una padre  e una madre  biologici o acquisiti, non falsi, come costui si è permesso di dare  a codesto povero bimbo .
Queste cose  mi sconvolgono, come uomo, come persona, come padre, ma particolarmente  come  biologo, conosco la vita, so come funziona, ne  conosco i meccanismi, i limiti,  i problemi, ma non accetterò mai  ( e nessun biologo lo accetterebbe) che una persona  possa permettersi di violare in maniera talmente  efferata il più bel dono che la  natura può dare ad un uomo: quello di essere  padre naturale, madre  naturale, famiglia umana  vera e unica, quale è ,e resterà solo e  sempre,  quella costituita di un uomo e  da una donna .
Vorrei leggere  ben altri articoli  in merito in  modo che  tutti possano essere portati a conoscenza di queste cose, che sono la base della vita  e del futuro di ogni uomo.
Con rispetto
Marino Pizzotti"marino181953@libero.it" <marino181953@libero.it>

Bellissimo articolo, complimenti! Bello per come è scritto non per quello che racconta. Complimenti a lei come scrittore e vergogna a Vendola come essere vivente. Invecchiando mi trovo sempre più spesso a riflettere sul genere umano e per me che non credo in Dio provo sempre più disgusto per i nostri comportamenti non spiegabili con la religione ma semplicemente con l'appartenenza al nostro genere, quello umano appunto.Schifezze ne commettiamo ogni giorno basta guardarsi intorno e sono davvero tante e gravissime; poi arriva uno come Vendola che aggiunge sofferenza alla nostra quotidianità  e mi ricorda che anch'io faccio parte del genere umano e non mi piace. Non si sceglie di nascere; l'individuo non ha questa possibilità è costretto a vivere  e chissà cosa penserà Tobia quando sarà grande? Forse che chi ha deciso di farlo nascere ha aggiunto schifezza alla schifezza.
Nilo Muzzolon

 

 

Perché lo Stato continua a vendere le sigarette?

2 febbraio 2016

Buongiorno sig. Camon
 Ho letto il suo articolo sul fumo su La Stampa di oggi e…..la risposta è semplicissima.
 Per soldi !! Lo stato incassa una cifra ragguardevolissima con le accise sui tabacchi, cifre importanti paragonabili ogni anno ad una “manovra”.
Dico questo perché da 1996 al 1999 lavorai come Resp.IT in una delle principali multinazionali del tabacco ed ho potuto capire abbastanza bene la struttura dei prezzi finali dei prodotti.
Allora c’erano le lire ed il singolo pacchetto costava 2000-2200 lire (prezzo finale “imposto” dal Monopolio di Stato), lo Stato tramite il Ministero dele Finanze ci vendeva la “marca” (che si trovava incolata dietro ad ogni pacchetto) a circa 1500 lire…quindi lo stato incassava circa il 70-75% de prezzo finale in tasse.
Moltiplicando il valore della “marca” per il numero di pacchetti di sigarette venduti ogni anno si arrivava a cifre attorno ai 20.000 Miliardi di lire !!!
Come vede già allora cifre importanti…appunto da “manovra fiscale”.
 Tenga conto che ne frattempo è sì calato il numero dei fumatori, ma i prezzi dele sigarette sono più che quadruplicati  (oggi si viaggia a 5-5.5 €/pacchetto) e quindi il tabacco continua ad essere una fonte importante di entrate pubbliche. Se per miracolo (o sventura) domani tutti smettessero di fumare…altrochè IMU, TASI, TARI etc. !!
 Saluti
 
 (Lettera firmata)

 

Una città non vive senza libri

14 gennaio 2016

 

Buongiorno sig. Camon
 
Ho letto il suo articolo sul fumo su La Stampa di oggi e…..la risposta è semplicissima.
 
Per soldi !! Lo stato incassa una cifra ragguardevolissima con le accise sui tabacchi, cifre importanti paragonabili ogni anno ad una “manovra”.
Dico questo perché da 1996 al 1999 lavorai come Resp.IT in una delle principali multinazionali del tabacco ed ho potuto capire abbastanza bene la struttura dei prezzi finali dei prodotti.
Allora c’erano le lire ed il singolo pacchetto costava 2000-2200 lire (prezzo finale “imposto” dal Monopolio di Stato), lo Stato tramite il Ministero dele Finanze ci vendeva la “marca” (che si trovava incolata dietro ad ogni pacchetto) a circa 1500 lire…quindi lo stato incassava circa il 70-75% de prezzo finale in tasse.
Moltiplicando il valore della “marca” per il numero di pacchetti di sigarette venduti ogni anno si arrivava a cifre attorno ai 20.000 Miliardi di lire !!!
Come vede già allora cifre importanti…appunto da “manovra fiscale”.
 
Tenga conto che ne frattempo è sì calato il numero dei fumatori, ma i prezzi dele sigarette sono più che quadruplicati  (oggi si viaggia a 5-5.5 €/pacchetto) e quindi il tabacco continua ad essere una fonte importante di entrate pubbliche. Se per miracolo (o sventura) domani tutti smettessero di fumare…altrochè IMU, TASI, TARI etc. !!
 
Saluti
 
 
Luigi Sansottera

 

Una città non vive senza libri

14 gennaio 2016

 

....da quella crisi (non avevamo niente) son risalite le famiglie che han fatto studiare i figli. Le altre son rimaste bloccate.

Verissimo e vorrei portarle testimonianza.
Alla fine del 1945  mio padre rientrò da Berlino in condizioni cadaveriche. Ciononostante fece il diavolo a quattro con mia madre perché volle fortissimamente che io e mio fratello maggiore  si arrivasse  ad un diploma di Scuola media  Superiore . Gli sono perennemente riconoscente. Oggi ad 80 anni mi capita di accompagnare nei loro impegni un Architetto e un Ingegnere. Con noi è sempre presente un padre che esibisce con orgoglio il suo  diploma di terza elementare. Mi capita pure di bearmi nel riprendere a memoria passi della nostra letteratura specialmente se instradato da persone come Lei.
GRAZIE.
Gianfranco Pevarello <g.pevarello@gmail.com>


 

Violenze sessuali sulle donne a Colonia

9 gennaio 2016

Egregio Ferdinando CAMON, ho  letto l’articolo di fondo in prima pagina su l’Arena di oggi a sua firma. Ci tengo a dirle che sono completamente d’accordo con quanto lei scrive, molto chiaramente e senza remore. Credo che sia necessario chiarire che siamo mondi diversi noi e gli islamici, che certamente dovremo alla fine incontrarci per convivere, ma oggi dobbiamo tenere come primo obiettivo quello di non farci sopraffare, di difendere le nostre istituzioni e le nostre conquiste di civiltà e convivenza. Temo sopra tutti i buonisti ad oltranza che vogliono convincersi che nel suo complesso la comunità islamica in Europa condanna il terrorismo ed è solidale con noi. Non è vero, solo una piccola minoranza ha assunto questo atteggiamento; il resto è e rimane legato al mondo di origine e stenta o rifiuta di integrarsi. Il far rispettare le nostre leggi, il rispetto verso le donne, la tolleranza  verso chi la pensa in maniera diversa, la possibilità di dibattere in maniera civile e non settaria le varie posizioni, sono un punto fondamentale da affrontare subito senza esitazioni, altrimenti è possibile, anzi probabile, che nascano fenomeni di intolleranza violenta e vendicativa, xenofoba e razzista. Questo noi non vogliamo. Vogliamo una convivenza civile, nel rispetto delle leggi e delle tradizioni di paese ospitante che può e deve offrire vita dignitosa a chi non può trovarla nel paese di origine.
La saluto cordialmente
Carlo Mazza
Carlo Mazza carlomvr42@googlemail.com


 
Egregio Prof. Camon,
grazie per il Suo intervento di oggi su L'Arena. Ne condivido la disamina e i contenuti. Ci ritorni di tanto in tanto su questa tematica, in Italia si è persa la bussola.
Molte cordialità,
Giorgio Benati
 
Inviato da iPhone
Benati Giorgio benatigiorgio@gmail.com

 
 
 
 
Gentile dott. Camon
Le scrivo per complimentarmi con il suo articolo apparso su L'Arena del 9 gennaio riguardante gli episodi di violenza avvenuti in Germania a Capodanno ai danni delle donne tedesche e non solo, come emerge da recenti notizie.
Sono pienamente d'accordo con Lei, chi viene in Europa, sia come profugo, sia come lavoratore in cerca di migliori opportunità, ci viene di sua spontanea volontà e deve adeguarsi alla nostra lingua, alla nostra cultura e rispettare le nostre tradizioni come noi rispettiamo le loro. Questo è il nostro paese, la nostra Europa con i nostri valori, cultura e religione. Noi accettiamo la loro cultura e le loro tradizioni e loro devono fare altrettanto con le nostre per poter vivere in armonia.
Se disprezzano  la nostra democrazia e il nostro stile di vita, queste persone possono approfittare di un diritto di cui dispongono: quello di partire ed andarsene altrove, nessuno li trattiene.
Elena Signorini
Elena Signorini <elsinki66@gmail.com>
 

 

I ragazzi fanno sesso troppo presto

5 dicembre 2015

Buona sera,sono un'abbonata al settimanale Panorama e nel numero di questa settimana ho letto  il suo articolo "Sesso precoce,un obbligo pericoloso".Voglio complimentarmi con lei per la gran verità che in esso esprime:il sesso è per i ragazzi minorenni e maggiorenni il marchio che devono avere per sentirsi grandi  e importanti!Non per tutti,per fortuna,ma per tanti.E chi respira un'aria di maturità,amiciziae responsabilità si sente quasi "non normale"!Queste cose bisogna dirle,in famiglia,televisione,giornali,scuola,dappertutto come lei molto giustamente dice.
Mi era venuta voglia di fotocopiare il suo articolo in grande e appenderlo fuori dalle scuole medie e altri luoghi dove confluiscono adolescenti ,genitori e insegnanti ma..........non sò se lei lo permette!
Gli auguro una buona notte,grazie
 Carolina Salvioli Mariani"carolsalvi@libero.it" <carolsalvi@libero.it>

RISPOSTA: Ma certo che lo permetto, scrivo apposta per arrivare ai ragazzi. FC

 

Cancellare il Natale?

2 dicembre 2015

 

Signor Ferdinando Camon,sono Lorusso Giovanni,ho 59 anni e abito a S.Pietro in Casale-BO ,sposato con Roberta e abbiamo,grazie a Dio, 3 figli non piu’ in tenera eta’. Ho letto poco fa la sua lettera titolata: “Ma cosi’ si turbano i cristiani” e sono perfettamente in sintonia con la Sua riflessione e oso dire testimonianza nei confronti di Gesu’ Cristo,figlio di Dio e di come l’uomo “fatto a immagine e somiglianza” sia spesso incapace di riconoscere questo atto universale che coinvolge tutta l’umanita’,credenti e non.Lei avra’ certamente notato la lenta ma purtroppo efficace scristianizzazione della nostra societa’ che inizia proprio dagli ambienti scolastici dove un tempo,non lontano,si entrava in classe e dopo il saluto dell’insegnante e di noi scolari,si iniziava con una breve preghiera di gratitudine e ringraziamento a Dio creatore,poi si cercava di capire l’insegnamento del maestro su tutte le materie che ci venivano proposte. Parallelamente pero’ anche il Maligno,antico tentatore ha insidiato tante persone o meglio anime per averne il dominio e le ha trovate in ogni ambiente anche in quelli che dovevano per “vocazione” avere piu’ opportunita’ di combatterlo e mi riferisco alla chiesa che fondata da Cristo ha pero’ avuto persone che sicuramente non hanno testimoniato con la loro vita il grande messaggio all’umanita’.Ho avuto il piacere nella mia breve vita di lavorare ininterrottamente per oltre 41 anni e nel frattempo di studiare  un po’ di teologia per poter divulgare a tanti giovani,attraverso il catechismo domenicale e oltre,l’insegnamento del lieto annunzio della nascita,vita,passione,morte e resurrezione del Figlio di Dio che era,e’ e rimarra’ un fatto storico per tutte le generazioni.Oggi e’ manifesta l’insipienza di tante persone nel non conoscere a fondo i “consigli” del Figlio di Dio ed anche la nascita di altre religioni o filosofie ,credo che dai discendenti  di  Agar , schiava di Abramo, madre di Ismaele e dopo secoli del profeta Maometto noi Cristiani non abbiamo nulla da imparare.Certo,sono esseri umani come noi ma vorrei ricordare un passo dell’Antico Testamento dove Abramo e suo nipote Lot stavano avendo pessimi rapporti fra le loro tribu’ e saggiamente Abramo propose a Lot di andare in direzioni opposte evitando cosi’ violenze e sicura guerra.Oggi mi chiedo,riflettendo sugli avvenimenti in corso,quando e quanto saremo capaci di difendere i nostri valori se il numero degli islamici dovesse superarci? Sta scritto che subiremo tribolazioni e persecuzioni e dire che siamo su questa strada e’ pessimismo o saper leggere gli eventi??? Grazie per il Suo articolo che meriterebbe la prima pagina e per il tempo che mi ha dedicato nel leggere questa mia breve riflessione….cordiali saluti e un Santo Natale che dovremmo portare con noi dal 1° gennaio al 31 dicembre di ogni anno.      
 
Giovanni Lorusso <giovannilorusso1956@libero.it>

Egregio Dott. Camon,
ho letto solo ora, ma con piacere, il Suo articolo di oggi sul tema del declino della civiltà cristiana.
Condivido tutto quanto Lei ha scritto. Purtroppo penso che il primo problema della civiltà cristiana che si sta smarrendo sia il fatto che si sono smarriti i cristiani e, con essi, la cultura e le tradizioni.
Io farò il presepe, canterò le tradizionali canzoni natalizie e andrò in chiesa. Non sono cristiano solo nel nome.
La ringrazio dell'articolo, che mi conforta.
CRISTIANO PIZZO <crispiz1973@gmail.com>

Carissimo Ferdinando Camon, ho appena letto la Sua "opinione" di oggi.
Le scrivo per dirle che condivido ogni virgola di ciò che Lei afferma.
Il nostro presente é il nostro passato, fondato su una religione (o una spiritualità se vuol chiamarla così) fondata su amore infinito, perché questo é il Cristo crocifisso.
Non voglio essere sciovinista, ma nessun'altra religione (o civiltà) ha fondamenti simili.
Nella stessa pagina dove é pubblicato il suo articolo viene riportata la frase di un certo don Cesare Contarini: "prima di mettermi a tavola mi faccio il segno della croce, ma se sono con una famiglia non credente evito".
A questo pseudosacerdote possiamo dire che il suo non é un segno di croce ma una triste e malinconica ipocrisia?
Grazie per quello che ha scritto.
La saluto con grandissima stima
Gianfranco Moro Gianfranco Moro <gianfrancomoro@alice.it>

caro Camon permettimi di ringraziarti per l'articolo che hai scritto su "Il Mattino di Padova" di oggi, articolo dove parli di declino della cristianità.
Cordiali saluti

Maurizio Mistri <mmistri@yahoo.com>

 

Ma abbiamo dei valori, noi?

23 novembre 2015

Signor Camon,
 scusi, ma quali sarebbero i “nostri valori”, la “nostra civiltà” per difendere i quali dovremmo dare una stretta radicale all’immigrazione (sulla quale, per carità, sono d’accordo)? Sono forse il divorzio, l’aborto, il concubinato sempre più diffuso, il “matrimonio gay”, la blasfemia, la pornografia, lo schiavismo monetario, il consumismo, la corruzione, l’apostasia delle gerarchie sedicenti cattoliche, l’ateismo pratico di massa? Beh, per difendere questi pseudovalori non muoverei un dito e forse l’ISIS può esser visto come uno strumento inconsapevole di purificazione, di resipiscenza. Anzi, a ben guardare la reazione che chi lo manovra si aspetta da noi è proprio questa, di “compattarci” sui falsi “valori” della nostra pseudo civiltà.  Non crede?
 
 Franco Damiani <profdamiani@tiscali.it>

 

Vaccinare i bambini? Sì o no?

21 novembre 2015

Ho letto casualmente il suo articolo su Panorama di Novembre 2015:  Lei ha mai fatto ricerca scientifica sull'argomento(indipendente e non finanziata dalle case farmaceutiche)? Lei vorrebbe cambiare la Costituzione? Lei, così ignorante sull'argomento, eppur così miope,presuntuoso, antidemocratico e razzista da voler emarginare e togliere il voto a chi è' più informato, sveglio e disinteressato di  Lei, quindi anche ai cittadini di tanti altri Stati incoscienti

  Complimenti anche al "giornaletto":  pecunia non olet.
  G.Galile <sstellini@tiscali.it>i

 

30 novembre. Leggevo su Panorama 25 novembre circa le vaccinazioni. Sono una nonna e in questi ultimi mesi,fine anno scolastico precedente, inizio nuovo, sono capitati due episodi in due scuole materne diverse.
1"- Un bambino, ammalato di epatite C, veniva portato a scuola da madre disinteressata al problema delle vaccinazioni e di contagio agli altri compagni più piccoli. I responsabili scolastici idem: "Non possiamo costringere". Bene. Allora denunzia all'Ufficio d'igiene ed al medico di famiglia che dovrebbe poi rilasciare il certificato di rientro a scuola. Attraverso quel tale bambino il contagio sarebbe arrivato a tutti, anche ai fratellini più piccoli degli stessi scolaretti, ed ancora ai poveri nonni che ormai sono chiamati a curarli e star loro vicini se ammalati.
2"- una bimbetta con la varicella ha contagiato altre, tra cui una: nella famiglia di questa sono in quattro sorelline, una di 9 anni ed una di 7 circa già vaccinate. La contagiata é la terza di 5 anni che non ha potuto vaccinarsi precedentemente per gravissimi problemi in famiglia tra cui anche il parto CESAREO prematuro della mamma che da poche settimane, inizio novembre, ha una quarta bimba. Si immagini il dramma della famiglia per la protezione della quarta e l'isolamento della terza.
Il problema di fondo é che la generazione degli attuali genitori non possono ricordare quanti bambini ai miei tempi erano storpi e deturpati o morivano per colpa di quelle stramaledette malattie, che secondo me vengono "esiliate",mai debellate.
Penso, da persona stupida, che se ci fossero degli spot su come diventerebbero le loro belle e carine bambine con attacchi di poliomielite o di vaiolo....molte mamme imbambolate dalle mode e pensanti solo all'esteriorità capirebbero l'importanza delle vaccinazioni non solo per le proprie ma anche per le altre bimbe che a casa moltiplicano il contagio fra tutti i fratellini più piccoli...e non solo.
Mi scuso. Spero vi giunga questa mia.
Per non essere anonima dico le mie generalità ma senza autorizzazione di pubblicare i miei dati.Grazie
Da Bari Angela Marzella <angelamarzella@email.it>

Buongiorno. Mi rincuora leggere il suo articolo su Panorama in merito a vaccini, frequentazione scuola e genitori con la sindrome nimby.
Sono completamente d accordo con lei e la ringrazio per il nuovo spunto (no scuole=non voti).
Purtroppo però la maggior parte dei suoi colleghi scrittori / giornalisti hanno molte responsabilità nel diffondere paure allarmismi e nuove forme di ignoranza.
Peccato che come lei ce ne siano pochi.
Saluti
Eoli Giorgio Commerciale Leali Vetri Srl <commercialeleali@gmail.com>

Condivido pienamente il suo articolo. Grazie per averlo scritto !
Cordiali saluti
Camilla Menini di Montebelluna Treviso
Inviato da iPad
Camilla Menini - Consimp <camilla.menini@consimp.it>

Ill.mo sig. Camon, sono un operatore sanitario,padre di figli solo parzialmente vaccinati,mi piacerebbe rispondere direttamente alle sue  affermazioni  riportate nell'articolo pubblicato sul numero 47 di Panorama;denotano la scarsa o nulla conoscenza di elementi scientifici contrastanti le sue opinioni.
La invito,per correttezza di apertura mentale,a leggere con attenzione quanto riportato sul sito "http://comilva.org/ ",
potrebbe risultarle più chiaro il motivo per cui milioni di persone,in Italia e nel mondo,possano pur con grande difficoltà,decidere di non vaccinare,in coscienza,i propri figli.
Grazie per l'attenzione

Luca"lumosconi@libero.it" <lumosconi@libero.it>

RISPOSTA: Grazie Luca, ma la tesi del testo che mi manda è basata su una constatazione: «Dato che non ci troviamo nel bel mezzo di un’epidemia di polio o di quant’altro». E come mai ci troviamo in  questa fortunata situazione? Dalla quale non vorrei che uscissimo, e lei dovrebbe darci una mano. Io ho pubblicato quell'articolo su "Panorama" il giorno 19 novembre, e il gjorno 24 il quotidiano "Repubblica" riprende e rilancia il tema, ricordando che per una lunga serie di malattie chi rinuncia all'immunizzazione mette tutti a rischio, e che l'OMS ha condannato l'Italia perché alcune regioni sono scese sotto la soglia della sicurezza. Come la mettiamo? FC

 

Terroristi assassini mistici? No, drogati

19 novembre 2015

caro ferdinando
volevo farle i complimenti per l'aspetto che ha messo in luce oggi nel suo commento su avvenire. questo è uno dei punti su cui ci si sofferma poco.
buona giornata
Dario Olivero
Caporedattore Cultura
La Repubblica Dario Olivero <d.olivero@repubblica.it>

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