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Ferdinando Camon

Attrici violentate o consenzienti?

 

Quotidiani veneti del Gruppo Espresso-Repubblica 14 ottobre 2017


 
Se un’attrice gli piaceva, lui la intratteneva, le parlava di qualche particina, ma ben presto le saltava addosso. È il produttore cinematografico americano Harvey Weinstein. Adesso, con anni di ritardo, le attrici lo denunciano. La moglie di lui, umiliata, lo abbandona. Tra parentesi, la moglie è di una rara bellezza. Il che toglie a lui (bruttarello) l’alibi di perdere la testa per il fascino fisico delle donne che gli capitavano a tiro: ma no, era, ed è, sessualmente incontrollato. Non sto scrivendo questo articolo per sostenere la tesi che tutti sostengono, “povere donne costrette a sopportare questi vergognosi abusi per avere una particina in qualche film”. No, io penso che lui va punito ma le donne che aggrediva non sono innocenti. Neanche nei confronti delle altre donne. Di fronte alle altre donne, sono più colpevoli di lui. Un’attrice italiana, molto famosa, lo accusa di averla molestata per quattro anni. Orribile, ma come mai quattro lunghi anni? Non poteva denunciarlo, o almeno evitarlo, dopo la prima molestia? Cosa ha ottenuto lei, in cambio, durante tutti questi anni? Se ha ottenuto di entrare in qualche film, non ha fregato le altre concorrenti? Che le donne manifestino contro questo lercio maschilista, è nobile, ma non sarebbe altrettanto nobile che protestassero contro le loro colleghe che facevano carriera sfruttando il proprio richiamo sessuale?
Adesso lo denunciano. Va bene, è giusto. Anche Hillary Clinton si dichiara offesa dal rapporto con quest’uomo, che le ha finanziato la campagna elettorale, e per purgarsi dell’offesa gli restituisce i finanziamenti. Bello! Ma, e i voti? Quei soldi son diventati voti, anche se non sufficienti a vincere, come fa a restituire quei voti? E se avesse vinto e fosse diventata presidente degli Stati Uniti? E, visto che siamo a Hillary, cos’ha fatto Hillary, quando suo marito, presidente in carica,  veniva accusato degli stessi comportamenti sessuali “inopportuni”? Lo ha abbandonato? No, perché sperava che lui l’aiutasse poi a succedergli nella stessa presidenza.    
Un importante giornale americano si pone la domanda su come nascondere i rapporti con Harvey Weinstein, dopo aver sempre lanciato i film da lui prodotti, e si accorge di avere un problema: quest’uomo è un potente inserzionista del giornale stesso. Perché è il patron della società di produzione e distribuzione Miramax. Il che vuol dire che gl’interessi di Weinstein sono un po’ anche gl’interessi del giornale. Posso fare un altro passo, o è troppo rischioso? Questo produttore si permetteva di molestare le donne, perché contava sulla protezione della grande stampa. Dunque, la grande stampa non è neutrale nelle molestie a quelle donne. C’è un’attrice e top model francese che adesso si sfoga: “Stavo parlando con lui, sul divano, e lui si alzò e mi saltò addosso”. E allora cos’ha fatto lei? Niente. Perché? Perché “tutti sapevano che lui faceva così, e nessuno ha mai fatto niente”. Per quanto tempo? “Decenni”.
Adesso, notizia di ieri, pare che lui si voglia suicidare, lo dice la figlia in una drammatica telefonata al 911. Ma un’altra notizia dice che si fa ricoverare in un centro di rieducazione sessuale. Un centro che dovrebbe togliergli la dipendenza dal sesso. Lui vuole sesso. Ma non lo vuole gratis, in cambio offre qualcosa: visibilità, notorietà, in qualche caso fama. Vergognosa la richiesta, ma vergognosa anche la risposta.
Veniamo a noi. Abbiamo avuto (e i sondaggi dicono che potremmo riavere) qualche potente uomo politico che chiedeva sesso e bellezza, per decenni, alle donne carine che capitavano nel suo entourage. In cambio offriva denaro, particine in tv, nel cinema, anche bricioli di carriera politica. E case. Noi ce le ricordiamo tutte, sono ancora davanti ai nostri occhi. Sono famose, e la fama è potere. Ma ce ne fu una che, invitata a cena, ci andò, si trovò nel mezzo del bailamme sessuale esibizionistico, disse a un’amica: “Mi pare un troiaio”, e se n’andò. Non ricordiamo più il suo nome. Colpa nostra, vuol dire che anche noi siamo corrotti. Questa è la scelta: restare e diventar famose, o andarsene e sparire nell’anonimato. Le donne che denunciano il produttore americano han fatto a suo tempo la prima scelta. Se la prendano con se stesse.

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