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Ferdinando Camon

Perché lo Stato continua a vendere le sigarette?

 

"La Stampa " 2 febbraio 2016

 
 
Non fumo, ma mia moglie fuma. E i figli? Fumano, naturalmente. Se trovano due esempi in casa, uno buono e uno cattivo, i figli seguono il cattivo. Quanti soldi hanno sprecato finora i miei figli, in sigarette? Tanti. Potrebbero piantare causa alla madre e farseli rimborsare. Testimonierei in loro favore. Nella loro educazione la presenza della sigaretta accesa è stata perenne, fin da quando erano piccoli. Anche in auto, durante i viaggi. Il vano dove sta l’accendisigari era sempre aperto, e l’accendisigari sporgeva come un’offerta: bastava allungare la mano ed estrarlo per accendersi la sigaretta. Un nostro amico morì di cancro ai polmoni, fumava sempre anche guidando, e nella sua famiglia chiamavano l’accendisigari “il killer”. Ma io credo che chi muore di cancro ai polmoni non venga ucciso da un killer. È lui che si suicida. Quando in Italia si decise la svolta, “basta pubblicità al fumo”, anzi “facciamo pubblicità contro”, e comparvero le prime scritte contro le sigarette, ammiravo uno slogan violento (anche troppo, lo riconosco) che diceva così: “Comincia dalla prima sigaretta / il lento suicidio dei coglioni”. Non fu mai diffuso. Che peccato. Sarebbe stato la vendetta di noi non-fumatori, che in una società di tutti fumatori eravamo considerati dei semi-viri. La distinzione cominciava nelle scuole superiori: i ragazzi fumatori eran ragazzi doc, e le ragazze andando con loro andavano sul sicuro, i ragazzi non-fumatori chissà cos’erano, le ragazze che si mettevano con loro rischiavano. Quando vado a Los Angeles e giro in auto (ho un figlio là), passo volentieri per la strada dove si alza una statua che raffigura un uomo con la sigaretta in bocca: l’uomo è dritto in piedi, vestito alla cow-boy (il cow-boy è più macho dell’impiegato), la sigaretta gli pende dalle labbra, ma pende proprio, nel senso che è curva, come se fosse molle. Lo slogan non c’è, ma è chiaro: “Fuma, e ti ritroverai impotente”.
Padronissimo, ognuno di noi, di voler fumare e quindi diventare impotente, o insomma vedersi ridotta la potenza. Ma non padrone di fumare in auto con minori. L’impotenza, o la minor potenza, degli adulti è una loro scelta, ma la potenza dei minori è un loro diritto. Per non parlare dei feti. Ormai sappiamo che i feti, mesi prima di nascere, sentono la musica che la madre ascolta, gli americani dicono di aver perfino registrato all’ecografia che se sentono musica rock i nascituri muovono i piedini, mentre se sentono musica classica muovono le mani. È stato affermato che, se prima di nascere han sentito più volte una canzone e dopo nati la risentono, ebbene, la riconoscono. Sarebbe molto bello se fosse vero. Ma comunque, è bruttissimo che appena nati sentano il sapore di fumo che han sentito prima di nascere. La madre incinta non fuma, se ama il figlio che verrà. E dopo non fuma, se ama il figlio appena venuto. E in presenza di una donna incinta non si fuma. Si potrebbe andare avanti: neanche in presenza di figli in età infantile o minorenni. In treno è assurdo che si fumi nelle toilette, dove il fumo impregna l’abitacolo indelebilmente. Adesso le scritte sui pacchetti saranno più chiare: “Il 90 % del cancro ai polmoni è dovuto al fumo”, “Il fumo può uccidere il feto”, “Il fumo causa ictus”, segue foto del fumatore in carrozzella. Capirei se fosse una campagna che l’Organizzazione Mondiale della Sanità rivolge ai venditori di sigarette. Ma è una campagna dello Stato, venditore monopolista di sigarette. Allora, perché le vende?

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