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Ferdinando Camon

Assassini mistici? No, drogati spolpi

 

"Avvenire" 19 novembre 2015
 

 
Abbiamo documenti, testimonianze, reperti, e speriamo che siano autentici, sulle ore e i minuti in cui i terroristi si preparavano alla strage. Dov’erano, dove dormivano, su quale auto arrivavano, come parcheggiavano, che faccia avevano (quindi che nervi, che mente), se e come parlavano tra loro. Abbiamo la descrizione delle stanze d’albergo, due, in cui avevano passato l’ultima notte, e dalle quali sono partiti in fretta e furia. Un sito “caldo”, come dice la polizia. Abbiamo la testimonianza di alcuni cittadini che li han visti parcheggiare, maldestramente, le auto a 300 metri dal Bataclan. Sono convinto che la stanza dove uno dorme, il modo in cui lascia il bagno, il lavandino, il letto, le tracce del suo passaggio, della sua presenza e della sua vita, tutto questo ha a che fare con la missione che lui sta per compiere, specialmente se sta per uccidere e per uccidersi. Uccidere e uccidersi, fare la strage e farsi esplodere, sono il vertice della sua parabola, ma le ore precedenti, gli atti precedenti, sono la premessa e la spiegazione. Dobbiamo tener presente che il perché uno uccide e perché si uccide resta in buona parte sconosciuto a lui stesso. Girava un video, poche settimane fa, di un kamikaze-bambino, che entrava in un blindato, salutato da tutti, abbracciato e baciato da tutti, ma lui piangeva, guidava il mezzo per un chilometro, poi lo faceva esplodere e si dissolveva nel fumo. Poniamo che si fosse salvato e che potessimo chiedergli: «Perché ti facevi esplodere?», per sincerità dovrebbe rispondere: «Perché tutti mi baciavano». La verità è spesso diversa da quel che si crede. Nelle stanze d’albergo dove han dormito i terroristi che partivano per la strage, a Parigi, han trovato, tra le altre cose, lacci e siringhe. Non ne siamo certi, ma la domanda, nei nostri cervelli, è: «Droga?». Si drogavano partendo per la morte degli altri e di se stessi? Noi cerchiamo l’idea, l’ideale, la spinta spirituale, culturale, mistica, che li scaraventa a fare il massacro, e troviamo una spinta chimica? Cerchiamo Raskòlnikov e troviamo Jekyll-Hyde? Cercavamo Nietzsche e troviamo Freud? Anzi, neanche Freud, perché a fare il salto da Jekyll ad Hyde non è l’emersione dell’inconscio, ma la reazione di una sostanza chimica nel sangue. Jekyll-Hyde non preannuncia l’avvento della psicanalisi, ma l’età degli psicofarmaci. Che arrivano fin qui, fin dentro le stragi.
Mister Hyde, creato dalla sostanza psicotropa, è diverso anche fisicamente dal dottor Jekyll. Ha qualcosa di morto e di mortuario, va per il mondo a portare la morte con la faccia di chi è morto. Allora non esisteva la parola “zombie”, ma se fosse esistita Stevenson l’avrebbe usata. Oggi esiste. E i testimoni che ritengono di aver visto i terroristi mentre parcheggiano l’auto a tre minuti dal Bataclan la usano. Dice un testimone: "Si son fermati davanti a me, non c'era posto per parcheggiare. L'ho trovato strano. L'uomo alla guida non riusciva neanche a girare il volante. I quattro mi hanno guardato male. Sembravano dei morti viventi, come se fossero drogati". Mezz’ora dopo esplodono le bombe allo Stade de France e al Bataclan comincia la notte del terrore. C’è un rapporto tra non-riuscire-a-girare-il-volante e ammazzare-ammazzarsi? Non dico ”Sì”, ma dico “Possibile”. Non c’è un pensiero da scalare per capire chi fa una strage come questa, Nietzsche, Zarathustra, Al di là del Bene e del Male. C’è piuttosto da scendere, la perdita della capacità di guidare l’auto, di parcheggiare, di parlare. Non una vetta, ma un abisso. Non sanno quel che fanno. Per questo ammazzano. Non sanno più chi sono. Per questo si ammazzano.    

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