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Ferdinando Camon

Si può sparare al ladro in casa? Sì

Esiste il reato di eccesso di difesa? No

 

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 22 ottobre 2015
 


Pretendere che uno, in casa sua, di notte, se sente dei rumori e dà un’occhiata in giro, se si trova di fronte un ladro o un rapinatore, pretendere che ci pensi dieci volte prima di sparare, è assurdo. Pretendere che cerchi di capire se quel ladro o rapinatore è armato, se ha in mano una pistola vera o finta, e se sia pronto anche ad ammazzare, e che soltanto dopo queste verifiche il padrone di casa possa sparare, è psicologicamente ingiustificabile. Perché è come dire al povero italiano rapinato in casa sua: «Prima fatti sparare, e dopo spara a tua volta». Chi ha fatto una legge che significa questo, o chi la interpreta così, non sa niente di armi, di rapina e di difesa. Che cosa puoi difendere, per legge? La tua vita, la vita della tua famiglia, e la tua proprietà. La tua casa. Se uno entra in casa tua di notte, sapendo che ci siete dentro tu e tua moglie e la tua famiglia, e che state dormendo, sa che può scapparci il morto. Sa che qualcuno può svegliarsi, prendere un’arma e sparare. Per terra resta un cadavere. Se c’è un morto, c’è un assassino. Chi è? Commettere un omicidio rientra in un sistema di vita, una vita compatibile con l’omicidio. Qui, in provincia di Milano, quel pensionato era andato a letto, lui e la sua famiglia, tardino, e s’era addormentato, non sappiamo a cosa pensasse. Probabilmente a com’era andata la giornata, come stavano i figli, cose così. C’è l’omicidio, c’è il morto nei suoi pensieri? No, in nessuno. Lui non è un assassino, né realmente né potenzialmente. È uno come tutti.
Dall’altra parte c’è un altro uomo, molto più giovane, straniero, già espulso dal nostro paese e che non poteva rientrare ma è rientrato lo stesso, illegalmente, e che è rientrato proprio per fare il lavoro che sta facendo stasera: rubare o rapinare. Non riesce a smetterlo, gli piace tanto. È un lavoro che si fa così: vai a rubare nelle case, meglio se sono villette, perché le villette sono isolate, mentre nelle case tutti sentono tutto. Prima devi studiare la villetta e chi vi abita. Se si può parcheggiare, se ci sono lampioni intorno, a che ora va a letto la famiglia, a che ora si spengono le luci. Oggi non si rapina come trent’anni fa. Oggi la rapina devi prepararla. Se la fai di lunedì notte, devi prima spiare quella famiglia per due, per tre lunedì notte. Insomma, scientificamente. Poi, l’attacco. Qui era previsto in piena notte, verso le ore una. Il pensionato dice di essere andato in cucina e di essersi visto il bandito di fronte, e aver sparato. La polizia dice che il colpo fu sparato fuori, sulla scala esterna, tra il primo e il secondo piano, da distanza ravvicinata, in pieno petto, al cuore. Poniamoci di nuovo la domanda di prima: era insita, nella vita del ladro, la possibilità di un omicidio? Ah sì. Mille volte. Progettando il furto, deve aver previsto che poteva scapparci il morto, sulle scale, in casa, in cucina, in stanza da letto. L’omicidio è interno al progetto di vita del rapinatore. Non c’entra per niente col progetto di vita del pensionato. Il rapinatore era sempre, potenzialmente, un omicida-suicida. Il pensionato, mai.
Osservare che il colpo è stato sparato sulle scale, fuori della porta e non dentro, è ipocrita. La legge chiama “legittima difesa” quella che difende la casa. Dove comincia la casa? La scala esterna, che porta ai piani superiori, non fa parte della casa? Osservare che la difesa è sproporzionata all’offesa è ipocrita. Il pensionato ha sparato senza sapere se il ladro fosse armato. E come faceva a saperlo? Doveva aspettare che il ladro sparasse per primo? Ma chi era il ladro? Un pregiudicato, già espulso e rientrato illegalmente. Chi doveva bloccarlo? Lo Stato. Lo Stato, che in questa tragedia ha una sua precisa responsabilità, pretende di fare il giudice e sentenziare. Han fatto i complimenti, al pensionato che ha sparato e ucciso. Io gli avrei fatto le condoglianze. Per la disgrazia che ha avuto, a nascere in questo paese.

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