Pubblicità - Advertisement
Il sito ufficiale di Ferdinando Camon

Ferdinando Camon

In che cosa credeva Ingrao

"Panorama" 1 ottobre (ma datato 7) 2015
 

 
Tutti ricordiamo Pietro Ingrao come “colui che pianse per la morte del comunismo”: quando il partito comunista italiano cambiò nome, rinunciando al termine “comunista”, sui tg del mondo apparve Ingrao in lacrime. Della morte del Comunismo ho parlato con Ingrao in più incontri, mai pubblicati. Questo è uno, e risale a quando si dissolveva l'ultimo comunismo, quello jugoslavo, nel sangue di una guerra civile.

           Camon - Lei resterà “l’uomo che pianse per la morte del Comunismo”: le sta bene lasciare questo ricordo?
          Ingrao - No, non mi sta bene e non mi ci riconosco. La sconfitta c’è stata, non solo in URSS ma nel mondo, perché c’era un movimento comunista mondiale che era potente e oggi praticamente non esiste più. Ma io preferisco, piuttosto che parlare di “morte”, parlare di “crisi”: crisi di una prospettiva, di una visione del mondo, di una idealità.
           Camon - La crisi, come dice lei, o la morte, come dicono altri, del comunismo, è un danno per tutti, anche per i non-comunisti?
           Ingrao - Nessun dubbio. La sconfitta del Comunismo ha prodotto un arretramento anche delle altre dottrine, che adesso promettono meno di prima, come se nella coscienza di tutta l’umanità, anche non comunista, l’idea di felicità si fosse allontanata.
          Camon - È dunque per questo che il Comunismo non può mai morire, ma è immortale?
          Ingrao - E’ immortale, nel senso che ritorna. Io spero in un ritorno del Comunismo. Del resto, il Capitalismo ci ha messo secoli e secoli prima di trovare la propria realizzazione. L’aspirazione dell’uomo alla giustizia sarà sempre palese, ci sarà sempre il bisogno di sottrarsi allo sfruttamento e di salvarsi dalla condizione alienata. Già ancora prima di Marx c’era un comunismo messianico, che io valuto più di quanto lo valutasse Marx, che esprimeva questa domanda di uscita da una condizione alienata.
          Camon - Se così accadrà, e solo in questo caso, potrà avere una qualche spiegazione il prezzo che l'instaurazione del Comunismo è costata. Mi torna in mente uno scrittore sovietico poco noto, un amico di Lenin, che aveva scritto un racconto che a Lenin non era piaciuto, e che poi scrisse un secondo racconto che Lenin bloccò e dopo Lenin tutti i poteri succedutisi in Urss. Adesso si può leggerlo, anche in Italia. S'intitola “La scheggia”, l’autore è Vladimir Zazubrin. Zazubrin racconta il lavoro dei plotoni d’esecuzione durante la rivoluzione: come un ragioniere della storia, fa i conti di quanto costa quel pacchetto che si chiama "felicità umana". Zazubrin ha “lavorato” in quei plotoni. E ricorda i prigionieri allineati nudi, i giustizieri che sparavano col revolver ininterrottamente, giorno e notte, finché gli tremavano le mani, altri in grigi pastrani militari che trascinavano i cadaveri per le caviglie, altri ancora che coprivano di terra i rivoli di sangue fumante: un lavoro di mesi e anni, per confezionare il pacchetto chiamato “felicità umana”. Aperto il pacchetto e visto il contenuto, non è stato un prezzo troppo alto?
          Ingrao - [Pausa]. Troppo alto. [Pausa]. Troppo alto. [Pausa]. Troppo alto.
          Camon - Ma ci poteva essere, sulla terra, il Comunismo che c’è stato, senza quel prezzo?
          Ingrao - È quel prezzo che mette in dubbio quel comunismo. La vera sconfitta non è nel fatto che quel regime è caduto, ma nel fatto che ha imposto il pagamento di quel prezzo così enorme. Se il prezzo era quello, l’oggetto che si comprava non era più comunismo. Perciò io continuo a ripetere che l’identificazione URSS-Comunismo è sviante. Non era quello il prezzo che si doveva pagare, per costruire il Comunismo. Bisognava fare in altro modo.
          Camon - Quindi, nel pagare quel prezzo, si comprava qualcosa che non era più il Comunismo: era l’imperialismo, o come si vuole chiamarlo?
          Ingrao - E non c’erano solo i prezzi di costrizione materiale, già pesanti, ma c’erano i prezzi della coercizione interiore, incalcolabili.
          Camon - Quindi, la sconfitta finale era già scritta in quella vittoria iniziale?
          Ingrao - Senza dubbio. Non è stata la partenza del Comunismo, ma di qualcos’altro.
           Camon - A questo punto, riassumendo, la sua ipotesi sul “fare il comunismo” domani, è che il Comunismo va reinventato diverso da tutte le forme storiche che ha finora assunto. È così?
           Ingrao - Esatto.
           Camon - Ma non si comincia a sentire che quando verrà la soluzione di quei problemi, la soluzione che noi qui abbiamo chiamato “Comunismo”, sarà qualcosa che non avrà niente a che fare né con ciò che abbiamo visto né con ciò di cui abbiamo discusso? O lei pensa invece che ne sarà la conclusione, la conseguenza?
           Ingrao - No, non credo alla consequenzialità, perché nella storia ci sono dei salti e delle rotture. E certo domani si tratterà di affrontare problemi che il Comunismo classico non ha nemmeno sfiorato: inventare per l’umanità una vita che non sia tutta ridotta al momento lavorativo, a quello che un mio libretto di poesie definisce fin nel titolo “L’alta febbre del fare”. In questo libro c’è una poesia che s’intitola “Solo” e che termina col desiderio di “leggere il mare”: il tempo della contemplazione, il tempo dell’affettività sono espulsi e annullati dal tempo del “fare”. Il Comunismo di ieri era tutto “fare”, tutto “lavoro”. Il Comunismo di domani dovrà essere anche meditazione e contemplazione, dovrà affrontare le nuove contraddizioni. Al Comunismo “economico” dovrà seguire un Comunismo “vitale”. Dev’essere un comunismo “romantico”, “psicologico”, “sentimentale”, che recupererà anche proposte dell’età pre-industriale, senza ripetere le condizioni sottoumane della vita contadina, quelle che lei descrive nei suoi romanzi. È il traguardo della nuova politica, della nuova letteratura, della nuova arte: ed è un traguardo assolutamente irrinunciabile. Perché un mondo che non liquidi questi problemi, è un mondo di una tristezza infinita.
 

PS. Le email di consenso o di dissenso vengono pubblicate nella sezione "Dialoghi con i lettori". Chi non vuole la pubblicazione è pregato di dichiararlo.

Contattare il webmaster | design © 2005 A R T I F E X
© 2001-2005 Ferdinando Camon.
Ai sensi della legge 62/2001, si precisa che il presente sito non è soggetto all'obbligo dell'iscrizione nel registro della stampa, poiché è aggiornato a intervalli non regolari. Il sito è ospitato da Register