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Ferdinando Camon

Film italiani bocciati a Cannes. Giustamente

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 26 maggio 2015
 

Pare un oltraggio all’Italia e agli italiani, la mancata assegnazione di qualsiasi premio ai nostri film a Cannes: la Francia ce l’ha con noi, i fratelli Coen ce l’hanno con noi, l’estero boicotta la nostra arte. Il cinema è importante: è un prodotto, quindi dev’essere un affare, è un messaggio, quindi può/deve colonizzare i cervelli che raggiunge in giro, specialmente stranieri, è un biglietto da visita, quindi annuncia la nostra presenza e il nostro arrivo, sulle scene del mondo. L’americanizzazione del mondo s’è fatta anche così: l’esercito americano ha vinto la seconda guerra mondiale, ma poi è stata Hollywood che ha colonizzato il pianeta. Bene, a Cannes il cinema italiano non ha ottenuto niente, nessun premio, né al film di Sorrentino, né a quello di Nanni Moretti, né a quello di Garrone. “La grande amarezza”, titolano i nostri giornali e i tg. Ma il modo con cui raccontano la serata della proiezione e poi della premiazione è a dir poco sconcertante.
Nel giorno della proiezione del film di Sorrentino il tg1 nei titoli preannunciava: “Non solo applausi”. Che vuol dire? Che c’erano stati anche fischi. Questo nei titoli di testa. Poi, nel corso del tg, dei fischi non si faceva più cenno, in compenso si prolungavano molto gli applausi: sette minuti. In un tg successivo, diventavano dieci minuti. Alla fine, nelle cronache, i minuti salivano a diciassette. A questo punto, il semplice spettatore di film e lettore di giornali si aspettava un premio o un premietto. Invece, tra le indiscrezioni che correvano nella mattinata dei premi usciva quella secondo cui, tra i membri della giuria, nessuno aveva dato il suo voto a quel film. Questo può significare (è la mia interpretazione) che il film aveva interessato tutti (suppongo) ma non aveva convinto nessuno. Non c’è nulla di strano. Succede spesso. Anche nel mondo dei libri. Il lamento della Rai ha un difetto: è la produttrice del film, ci ha messo i soldi, e ha bisogno che i soldi ritornino, moltiplicati. Quindi nei giorni seguenti la notizia diventa: nessun premio, ma questo contraddice il grande successo di critica e di pubblico. È vero? Ho visto il film in un cinema di solito affollatissimo, ma stavolta il pubblico riempiva sì e no metà sala, e a fine proiezione restava muto e sconcertato. L’impressione su Sorrentino era: grande regista ma incompleto. Mette sempre qualcosa di meno e qualcosa di troppo. Anche nel precedente film “La Grande Bellezza”. Molto pompato dalla critica italiana, completamente snobbato dalla giuria di Cannes, dalla quale non ottenne niente di niente. Obiezione: sì, ma poi ha vinto l’Oscar, come miglior film del mondo. Quindi la tesi dei filo-Sorrentino, e filo-cinema-italiano, è che quello fosse un capolavoro, amato dal mondo ma sabotato dalla Francia. Questa obiezione è crollata una settimana fa, quando “La Grande Bellezza” è stato trasmesso in prima serata da una grande tv privata, ed è stato un flop. Stessi pregi (altissimi: la sapienza della regia, il fascino delle ambientazioni, la morte immortale della Città Eterna…), stessi difetti (fastidiosi: la gratuità di alcune scene, l’estetismo decadente, la mancanza di una mozione…), che non sono difetti di Fellini, ma del fellinismo. Sorrentino è una grande ombra di Fellini, grande, ma pur sempre ombra. Un premio poteva anche averlo. Ma non è convincente, e se non ha avuto nulla non è uno scandalo.
Il film di Nanni Moretti, “Mia madre”, sta più in basso. È un film sulla morte della madre, raccontata mentre si racconta come si fa un film con un attore americano. Madre-morte-film sono grandi temi. Basterebbe uno a riempire un’opera. Ma nel film di Moretti vogliono starci tutti, col risultato che non c’è spazio per nessuno: non c’è la madre, non c’è la morte, non c’è il film americano. La narrazione di Moretti è (al solito) sabbia senza calce: non fa presa, alla fine ti resta qualche scena, mai il film, che non c’è. È giusto lamentarci, quando non ci danno premi. Ma prima bisogna meritarli.        

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