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Ferdinando Camon

Stragi di migranti, come fermarle?

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 21 aprile 2015
 

Dobbiamo fare un passo avanti, non possiamo continuare a esprimere orrore per le stragi sui mari e fermarci lì.  Dobbiamo prendere atto di alcune verità e proporre qualche soluzione. Magari sarà sbagliata, ma sbagliatissimo è attendere la nuova strage e poi lamentarsi. Anzitutto dobbiamo fare un’ammissione: se le stragi si ripetono, e sono sempre più gravi, e ci colgono sempre di sorpresa, vuol dire che non siamo preparati, non sappiamo cosa siano. Come sia messa l’Africa. Quanto sia grande la massa umana che dal centro del continente nero preme verso gli stati del Nord per fare il salto verso l’Europa. Ieri alcune fonti parlavano di milioni di persone. Noi continuiamo a chiamare “schiavisti” gli organizzatori dei viaggi, quelli che ci mettono i barconi col pilota. Ma costoro non vanno casa per casa a catturare gli uomini da imbarcare, bensì li aspettano al molo, sono i fuggiaschi che vengono lì da varie terre dell’interno, attraversando paesi pieni di rapinatori banditi e assassini, si mettono in fila e pagano a peso d’oro un viaggio insicuro, mettendosi nelle mani di Allah o di Cristo. Le stragi in mare sono una linea che ha il punto d’origine in questa fuga dall’Africa. L’Africa è, nella parte che qui ci riguarda, un continente in agonia. È scosso dalle convulsioni, e il sintomo delle convulsioni sono le migrazioni, massicce, inarrestabili e caotiche. Evidentemente le primavere arabe sono un fenomeno finito e fallito. Queste masse umane non vengono in Europa, ma, semplicemente, scappano dall’Africa. Dell’Europa non sanno niente. Dell’Africa sanno quel che basta per scappare. Da tre giorni in Sicilia ci sono quattordici migranti chiusi in carcere perché nella traversata hanno ucciso una dozzina di compagni che temendo un naufragio pregavano Cristo: loro ritengono che pregare Cristo sia una blasfemia, si deve pregare solo Allah. E questi vengono in Europa? A far che? Ad ammazzare i cristiani? Venendo in Europa, non sanno quel che fanno. La loro Africa è una terra di disperazione. La disperazione è una pessima consigliera. Gli dice che se si mettono sui barconi possono morire di una morte che comunque dura qualche minuto. Ma sanno che se restano a casa è una morte sicura, lunga anni e anni, tutta la vita è una morte, di fame sete malattie guerre ignoranza tribolazioni. Per loro e i loro figli. Per la stirpe. È tutta la stirpe che è dannata in Africa. Non sanno che quando sono qua saran fortunati i pochi che saran ridotti a fare lavori da schiavi, qua sì schiavizzati, pagati un decimo del lavoro normale. Queste traversate non sono la soluzione della loro vita. Loro non lo sanno, ma l’Italia lo sa. L’Europa lo sa.
Italia ed Europa dovrebbero far qualcosa per impedire queste partenze suicide. Due giorni fa sono morti in 700-900, ieri in altri 200. Colpa della loro disorganizzazione, ma anche della nostra impreparazione. Nella loro disorganizzazione c’è un interesse, non hanno niente per organizzarsi, partire così, alla suicidaria, è l’unico modo che hanno per partire. Anche nella nostra impreparazione c’è un interesse: prepararsi costa, ci voglion proposte e soldi. Eppure, se vogliamo far qualcosa per impedire queste immani tragedie, dobbiamo formulare delle proposte e trovare i soldi.  In questo momento le proposte sono due: o si chiudono i porti della Libia con un blocco navale, o s’instaura un corridoio umanitario che traversando gli Stati dell’interno giunga fino a due-tre porti sul Mediterraneo, dove i fuggiaschi potranno essere controllati e imbarcati. La prima proposta è ritenuta “alla Salvini” e perciò scartata. Si sta ragionando sulla seconda. Il fatto è che ieri c’è stata un’altra strage, a Cipro. Noi stiamo ragionando, ma i disperati non hanno tempo per ragionare. E muoiono. Non siamo noi a ucciderli, ma non possiamo dirci innocenti della loro morte.

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