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Ferdinando Camon

Ma Milàn è un gran Milàn?

"L'Arena" 24 marzo 2015
 

 
A Milano i cinesi prendono la Pirelli, gli arabi han preso i grattacieli e un indonesiano ha preso l’Inter: ma Milàn è ancora un gran Milàn? Non sono milanese, ma Milano è sempre stata per me, come per tutti gli italiani, la grande metropoli di riferimento economico, imprenditoriale, editoriale, giornalistico, commerciale… So a memoria i treni che portano a Milano, mentre non so quelli che portano a Roma o Torino. Conosco tutte le stazioni intermedie. Non sono tifoso di una squadra milanese, però so che quando Milano era una metropoli potente, l’Inter e il Milan erano potenti. E viceversa. L’arrivo di un imprenditore indonesiano alla proprietà dell’Inter è un gesto in linea con i tempi, anche bello, ma segna una cesura nella storia della squadra. L’Alfa Romeo è sempre stata la mia auto, anche perché, da cliente antico (“antico” è più di “vecchio”), mi fanno dei sostanziosi sconti. Sentivo il “gusto estetico” che guida il design dell’Alfa, come quello della Ferrari, come ”nazionale”, e quindi come mio personale. Alfa significa Anonima Lombarda Fabbrica Automobili. Adesso sbarca in America. È ancora lombarda? Il logo dell’Alfa porta un biscione che stringe fra i denti un bambino, è anche il logo di Mediaset e il simbolo di Milano. Una volta ho fatto un viaggio in un’Alfa della Rai da Roma a Bologna, e c’era con me un altro ospite, un giapponese, che diventava pazzo a fotografare tutti i dettagli dell’Alfa, e specialmente il bambino in bocca al serpente. L’autista lo rimproverava: “Ma volete copiare anche il simbolo di Milano?” Alfa Romeo vuol dire ancora milanesità? Al culmine dell’espansione economica, Milano aveva un’arroganza dominatrice che rasentava la blasfemia. Arrivò a riempire l’Italia di cartelli che dicevano: “Natale negli occhi, / Motta nel cuore”. Motta era un panettone. I grandi scrittori di Milano, Volponi, Ottieri, protestavano: “Capiremmo l’inverso, il panettone negli occhi e il Natale nel cuore”, ma niente, lo slogan rimase quello. Milano Genova Torino formavano il cosiddetto triangolo industriale, méta della migrazione interna. Andar lì significava restare in casa. Avevi dei padroni, ma erano italiani. Adesso i padroni di una delle pià famose aziende italiane, la Pirelli, notissima in tutto il mondo perché s’è legata anche alla Formula 1, stanno per essere i cinesi. Si chiude un’epoca, per Milano. Ma forse il mio cervello, e tutti i cervelli che ragionano così, sono superati. Perché quel che conta non è che coloro che lavorano alla Pirelli siano d’ora in poi, come sono stati finora, nazionalmente orgogliosi, ma retributivamente e umanamente felici. Così Milàn resterà un gran Milàn.

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