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Ferdinando Camon

La banda del bye-bye

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 15 marzo 2015
 
 

Sono stati arrestati tre ladri che avevano compiuto 47 furti tra Nord e Centro Italia, la polizia li chiamava “la banda del bye bye”,  perché andando via tranquilli dopo ogni furto si giravano verso la telecamera e strizzavano l’occhio. La polizia ha chiamato “bye bye” anche la complessa operazione con cui gli dava la caccia e alla fine li ha presi. Qui nel Veneto l’altro ieri i ladri hanno svaligiato un appartamento mentre gli inquilini erano al piano di sopra con i parenti. Il lato sorprendente sta nel fatto  che i ladri si son chiusi a chiave nel piano di sotto, per non essere disturbati da un eventuale ritorno dei padroni. Che son tornati infatti, ma mentre armeggiavano per aprire la porta, i ladri sono scappati alla spicciolata dal retro. Son sempre più frequenti le notizie di padroni che si trovano faccia a faccia con i ladri nella camera da letto: i ladri furibondi, e i padroni terrorizzati.  Il problema era (è ancora): e se li fai arrestare, che succede dopo? I ladri spariscono nel circuito delle prigioni e dell’espiazione? Macché, le condanne erano irrisorie, e poco dopo li rivedevi in giro. Bene, in questo campo delle pene c’è una novità. Le pene per i furti negli appartamenti aumentano parecchio, è già stato deciso in Consiglio dei Ministri. Angelino Alfano comunica con un tweet che le pene “raddoppiano”. Un raddoppio è buona cosa, e in realtà ci sono aumenti anche maggiori, perché la condanna minima per furto in abitazione passa da un anno a tre, e la condanna massima sale a dieci. Come mai questa decisione? Certo il governo è spaventato dall’aumento vorticoso dei furti in generale, e dei furti nelle case in particolare. E vuol metterci un freno. L’aumento delle pene ha dunque una finalità di ordine pubblico, serve a diminuire il fenomeno. Ma il furto nelle abitazioni è un crimine di una particolare violenza, che il codice recepiva solo in piccola parte. Adesso si adegua. E non ancora del tutto.
Quando ti rubano in casa, il danno che subisci non sta nel televisore o nel computer o nei gioielli o negli euro che ti portano via. Quelli sono il meno. Se in casa ti rubano 300 euro, non è che col recupero di quei 300 euro torni in pari. In pari non ci tornerai più. Un furto in casa è una coltellata nella vita, che col tempo si cicatrizzerà (tutto passa), ma un segno resterà sempre. Perché la casa è prima di tutto il rifugio che contiene la vita tua e dei tuoi famigliari: qualcosa di sacro e di inviolabile. Un furto in casa è una dissacrazione, una profanazione. Mi viene in mente quella bambinetta che aveva assistito a un furto nella sua casa, e aveva visto papà e mamma impallidire, ammutolire e obbedire a sconosciuti armati e mascherati, e poi, a disavventura finita, ha avuto per anni un problema con la lingua: balbettava. Parlar bene indica un rapporto fluido e felice col mondo, balbettare indica un rapporto inceppato e discontinuo. Ecco cosa fa un furto in casa: taglia in due la vita, nella tua vita ci sarà un prima e un dopo. Tu vivi con questa illusione: fuori il mondo è di tutti, dentro la casa è solo tuo. Ma se ti rubano in casa, avrai paura di tutti, ti parrà di vivere tra i cannibali. Da anni è diffusa la pratica, qui nel Veneto, di blindare le porte: la porta d’entrata dell’appartamento e a volte anche la porta della camera da letto. Ma vivere chiusi in uno spazio blindato vuol dire sentirsi in trincea, vivere nel terrore, aspettando l’alba come un miracolo. Ecco, vorremmo uscire dal terrore. In fin dei conti, ne abbiamo diritto. È giusto che le pene siano raddoppiate. Ed è ancora poco. Ma raddoppiare le pene ai ladri non basta. Perché prima bisogna anche prenderli. Che i tre ladri del bye bye siano stati presi è consolante. Ma che per 47 volte avessero rubato facendoci anche l’occhiolino è deprimente.

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