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Ferdinando Camon

I rimborsi e la dignità

"L'Arena" 13 nov. 2014
 
 
Se un amico imprenditore mi telefona e mi dice: “Senti, ho un convegno importante a Trieste, non ci posso andare, vacci tu a nome mio, ti do tot euro di compenso per la giornata che perdi, più il rimborso delle spese”, e io decido di andarci, e ci vado, al momento di presentargli l’elenco delle spese per il rimborso non ci metto lo scontrino da 70 centesimi di euro per l’uso di una toilette pubblica. Prima, durante o dopo il convegno è difficile che mi capiti di andare a zonzo per la città e passare davanti a un negozio di sex-shop. Son negozi semi-nascosti, defilati, chi va lì a comprare qualcosa non ci tiene a essere visto, e lo stesso negozio non ci tiene a mostrare i suoi clienti. Li protegge, semi-nascondendoli. E dunque chi va in uno di quei negozi ci arriva perché sa dov’è e lo cerca. S’è informato. E magari s’è informato di più su quel negozietto sexy (prodotti e prezzi) che non sul tema del convegno. E io non vorrei, presentando la richiesta di rimborso spese al mio imprenditore, dargli questa impressione. È una questione di amor proprio, ognuno ha il suo. Se poi sullo scontrino del negozio c’è scritto il nome del prodotto che ho acquistato, magari un nome generico tipo sex-toy, mi guardo bene dal conservare questo scontrino ed esibirlo, perché da quel documento chi lo legge può dedurre qualche segreto della mia sessualità, e se andando a un convegno per un padrone vendo per mezza giornata la mia intelligenza e la mia cultura, non per questo vendo la mia sessualità. Se vendo intelligenza, faccio un lavoro intellettuale. Se vendo la sessualità, faccio prostituzione.
Cito questi esempi di rimborsi spese perché nella regione Emilia ci sono in questo momento 41 consiglieri su 50 indagati per aver chiesto e ottenuto rimborsi-spese esagerati, e tra essi anche quelli per uso della toilette pubblica e acquisto di sex toys. Le spese totali chieste in rimborso superano i due milioni di euro. Non pochi. Forse i 70 centesimi della toilette si potevano ritenere inclusi nei due milioni. E il sex toy poteva esser comprato a parte, in altra occasione. E un pranzo doveva costare quel che costa a un impiegato medio, non cinque volte di più. Sono sprechi che coinvolgono tutti i partiti, Pd, Idv, Pdl, Lega, M5S, Sel, Udc. Ma dunque non finiscono mai, queste furbate? Mai. E perché? Perché i furbi sono tanti, e i controllori mancano. Il mio imprenditore mi direbbe: “Ti occorreva la pipì d’urgenza? Fatti controllare la prostata. Hai bisogno di un sex toy? Cos’hai che non va?”. Sì, potrei rubargli qualche euro. Ma perderei la dignità. Che vale infinitamente di più.

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