Pubblicità - Advertisement
Il sito ufficiale di Ferdinando Camon

Ferdinando Camon

Ma i poliziotti possono picchiare e uccidere?

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 1 maggio 2014
 

Premessa: quando si verifica uno scontro tra polizia e pubblico, c’è una parte politica che si schiera pregiudizialmente “contro” la polizia, la vorrebbe disarmata, condannata, punita, a prescindere. Perché la polizia lavora a difesa dell’ordine pubblico, che è anche e comunque un ordine politico, e l’odio per quest’ordine politico diventa odio per chi lo difende. Teppisti scatenano una rissa con sassi e spranghe a una partita di calcio, e la polizia interviene? Dev’essere disarmata, senza manganelli, senza scudi. Un poliziotto è chiuso in trappola dentro un gippino, i manifestanti mascherati gli manovrano addosso con bastoni e spranghe e lui spara? È un assassino, il suo compito era prender le bastonate e poi denunciare. Con questi odiatori delle forze dell’ordine non si può andare d’accordo. Le forze dell’ordine ci vogliono, sono utili, sono necessarie, e da noi, col trattamento economico che ricevono e con i mezzi che lo Stato gli dà, fanno quel che possono e anche di più. Quindi, chi sputa sulla polizia è un cittadino ingrato e indegno.
Ciò premesso, anche la polizia può sbagliare, e quando sbaglia dovrebbe autocondannarsi, perché se si autoassolve allora qui si pone un problema di funzionamento della democrazia. È successo poche settimane fa, quando a Roma, dopo una carica contro i manifestanti che la stringevano d’attorno (a mio parere, non pacifici), la polizia avanzò per occupare il terreno liberato, e un poliziotto salì col suo peso sulla pancia di una ragazza stesa a terra, e rimase dritto in piedi su una gamba sola, in maniera che il suo peso gravasse tutto su un piccolo spazio. “Un cretino” lo definì il suo comandante supremo. Da allora il sindacato di polizia emette comunicati con cui quel “cretino” viene (sotto sotto) restituito al mittente, cioè al comandante supremo. “Sono inciampato” si difende il poliziotto che ha pestato la ragazza. È un’autodifesa che ci offende. Perché il video è in Internet, lo vediamo, il poliziotto non inciampa, ma sale intenzionalmente col suo corpo sul corpo della ragazza, vuol proprio schiacciarla. Abbiamo una polizia contagiabile dalla violenza? Può succedere, la violenza è contagiosa. Ma abbiamo anche una polizia che mente per coprire le proprie colpe? Allora il problema non è quel poliziotto, che ha sbagliato, il problema diventa tutto il suo reparto, che lo difende. Non è ammissibile. E poi, c’è un altro problema: se il comandante supremo dice che un suo sottoposto è “un cretino”, possono i suoi sottoposti rispondergli “il cretino sei tu”? Ma che reparto è questo? Chi comanda? Questo è un corpo armato dello Stato o una banda?
Adesso scoppia un altro caso, il più grave di tutti. Nel 2005 un povero ragazzo è morto durante un controllo della polizia, a Ferrara. Si chiamava Federico Aldrovandi. Lunga battaglia mediatica e giudiziaria, sul perché di quella morte: un ragazzo non può, non deve morire mentre è nelle mani della polizia. Ora qui non si dice che la polizia è colpevole di quella morte, si dice un’altra cosa, ben più grave: la Giustizia ha condannato un gruppo di poliziotti come colpevoli. I colpevoli sono andati in carcere e sono usciti, e sono tornati in servizio, cosa che la sentenza non doveva permettergli. Due giorni fa c’è stato un raduno sindacale e i colleghi li hanno intensamente applauditi, con una standing ovation, il tributo d’onore che si rende battendo le mani e alzandosi in piedi. Infinite, amare, dolorose polemiche. Il comandante della polizia condanna i poliziotti, il ministro dell’Interno esprime “vergogna”, la madre del ragazzo morto piange perché è come se gliel’avessero ucciso tutti i poliziotti, non uno o un gruppo. Si vedono nelle foto, i poliziotti plaudenti. Perché non vengono arrestati? E condannati? Se lo Stato ha sentenziato che non si tratta di una morte ma di un’uccisione, può la polizia emettere per conto suo e applicare un’altra sentenza, per autoassolversi? Se il comandante della polizia dice che “si vergogna” dei suoi uomini, possono i suoi uomini “vergognarsi” del comandante? Io difendo la polizia, ha dato contributi enormi, anche di sangue, alla nostra democrazia e libertà. Ma la polizia deve aiutarmi a difenderla. E non lo sta facendo.

PS. Eventuali e-mail di consenso o dissenso vanno tra i "Dialoghi con i lettori". Chi non desidera che la propria email sia pubblicata, è invitato a dichiararlo. Chi taglia questo articolo e lo incolla nel proprio blog, è tenuto a citare il sito di provenienza, www.ferdinandocamon.it

Contattare il webmaster | design © 2005 A R T I F E X
© 2001-2005 Ferdinando Camon.
Ai sensi della legge 62/2001, si precisa che il presente sito non è soggetto all'obbligo dell'iscrizione nel registro della stampa, poiché è aggiornato a intervalli non regolari. Il sito è ospitato da Register