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Ferdinando Camon

Berlusconi ai Servizi Sociali, è la sua fine?

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 11 aprile 2014

 
Sono ore memorabili, queste, resteranno nei testi di storia. Segnano esattamente la fine dell’età berlusconiana. Un’epoca storica si chiude. È stato condannato, deve scontare la pena, ieri la scelta era tra arresti domiciliari o servizi sociali. Sia quelli che questi sono la sua fine.  Un leader che si ritiene grande, e per questa aura di grandezza ha rastrellato tanti milioni di voti da governare il nostro Paese tante volte, non può reggere l’umiliazione di venir chiuso in prigione a casa propria, senza poter telefonare, senza fare politica: è la morte civile. Ma con i servizi sociali non cambia molto: può uscire di casa in ore prestabilite, svolgere lavori utili alla società, ma è una specie di grazia, deve meritarsela, anzitutto facendo atto di sottomissione alla Giustizia, cosa che fino all’altro ieri rifiutava, continuando ad insultare la Magistratura. E come faceva Berlusconi, così facevano tutti i suoi, la Gelmini in testa. La tesi era che se hanno condannato Berlusconi hanno condannato gl’italiani che votano per lui, e quindi uccidono la democrazia. La verità “democratica” è ben diversa. E dice che chiunque di noi avesse frodato il Fisco per tanti milioni di euro come ha fatto Berlusconi (la quota per cui viene condannato è un piccolo residuo della somma evasa, tutto il resto è prescritto) avrebbe già tanti anni di condanna alle spalle e tanti nel futuro. Anche se in queste ore la decisione della Magistratura desse attuazione alla condanna, non per questo si fa giustizia. La giustizia si fa in quei paesi dove, se un deputato o un ministro viene scoperto a commettere un reato, specialmente un reato odioso come l’evasione fiscale, viene immediatamente ammanettato dalla polizia e portato via, e al suo passaggio i compagni di governo e di partito “gli voltano le spalle”. Quel “voltargli le spalle” significa: hai rubato anche a noi, la tua era una falsa amicizia, noi qui la rinneghiamo. Avrebbe un’efficacia terapeutica sul paese, vedere un parlamentare o un ministro che ha commesso un reato venir abbandonato dal suo partito. Oserei dire di più: è questa la premessa per uscire dalla crisi. Se dobbiamo sopportare dei sacrifici, e perfino patire la fame, ci facciano vedere che chi ruba il nostro denaro vien punito, perde ogni carica, il suo stesso partito lo espelle, non può più ricandidarsi, esce dalla vita politica e dalla Storia. Ci sono istituzioni (la Repubblica di Venezia era una), dove i ritratti dei leader erano appesi alla parete, e il ritratto di uno “indegno” veniva coperto con un drappo nero. Mandare il leader colpevole di un reato sociale a fare lavori socialmente utili? Si può, ma è una contraddizione in termini. Lui è stato socialmente dannoso, non si capisce come possa essere socialmente utile. Non s’è mai pentito, anzi non l’ha mai nemmeno ammesso. Manterrebbe il potere di fare una qualche attività politica, ed è per questo potere che ha commesso il reato per cui è condannato. Si tenga conto poi che ha altri quattro-cinque processi in dirittura d’arrivo, e alcuni non si vede come possano concludersi se non con la condanna. Quello per la compravendita di senatori, per esempio, visto che c’è un senatore comprato che adesso è pentito e testimonia. No, la Giustizia non funziona con i potenti. Sono troppo protetti. Berlusconi non è il primo ad approfittarne, certo, ce ne sono stati altri, e altri ce ne saranno. Ma da sessant’anni in qua è il più ricco, il più potente, il più dotato di mezzi mediatici, il più presente nelle tv…: se lo vedremo in foto o in video in casa sua senza far niente, o in un ospizio per vechietti e disabili (questa è la sua richiesta), quell’immagine sarà l’ultima della sua frastornante, ingannevole, scaltra, sediziosa, dannosa e criminosa carriera politica. Nei libri di storia, fra mezzo secolo, occuperà una paginetta. Avrà una foto. Se fosse ambientata nell’ospizio per disabili, e mostrasse l’ex-potente che fa lavori caritatevoli per redimersi, potrebb’essere perfino una foto ammonitrice, suonare come una “lezione”. La sua storia non ne contiene tante altre.

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