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Ferdinando Camon

La rivolta "impura" dei Forconi

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 19 dicembre 2013

 
 
C’è una rivolta in Italia, ed è giusto che ci sia. L’avevamo prevista. La rivolta ha marciato ieri su Roma, ed è giusto che punti lì. È lì che deve cambiare tutto. La rivolta protesta contro la crisi: ha ragione. È una crisi tropo lunga, troppo grave, troppo iniqua. Protesta contro le tasse: ha ragione. Le tasse in Italia sono troppe, sono pesanti, mal distribuite, quindi ingiuste. Protesta contro l’Europa, e qui cominciano i dubbi. Che vuol dire, protestare contro l’Europa? Vuol dire uscire dall’Europa e dall’euro? Per andare dove? Con quale moneta? Con quale cambio? Non c’è il pericolo concreto che, tornando alla lira, la lira subirà subito una svalutazione gigantesca, e che tutti gli Stati con i quali siamo indebitati pretenderanno che gli paghiamo i debiti in euro, con la conseguenza che dovremo pagarli il doppio e finiremo strangolati? Abbiamo subìto un furto che ci ha messo in ginocchio, passando dalla lira all’euro, subiremo un furto che ci farà morire, passando dall’euro alla lira. Non si vede il progetto, la richiesta, la proposta, nel Movimento dei Forconi. Non si sa cosa vogliano. In realtà, non si sa neanche chi siano.
Che ci sta a fare, la Destra spinta, in una manifestazione che rivendica i diritti dei poveri e degli impoveriti? Cosa c’entra Casa Pound con la voglia di uscire dalla crisi? Vuol forse dire che per uscire dalla crisi bisogna svoltare a destra? Sarebbe un messaggio terribile, se fosse questo. È il messaggio che s’è data la Grecia, mandando al Parlamento il partito di Alba Dorata. Alba Dorata aveva tre linee programmatiche: lotta alla disoccupazione (e va bene), lotta all’austerità economica (e qui cominciano i dubbi), lotta all’immigrazione (che vuol dire? Che i poveri scacciano i più poveri?). Molto folklore, interessamento dei tg di tutto il mondo, inni nazionalisti in Parlamento, entrata dei deputati a passo di marcia, ma la situazione greca è sempre peggiorata. Adesso c’è perfino una caterva di senza-soldi che, per vivere, puntano sui sussidi che lo Stato dà ai malati di Aids, e s’iniettano il virus HIV. In Italia, la componente destrorsa dei Forconi ha lanciato un’invettiva contro “l’Europa in mano ai banchieri ebrei che ci strangolano” e contro “gli ebrei presenti nel gruppo dei più ricchi del mondo”: è un antisemitismo che è la feccia della nostra storia passata, italiana e tedesca, e serve soltanto a innestare sulla crisi economica che stiamo attraversando una crisi morale, culturale ed etica. Così non ce la caviamo, ma sprofondiamo. Nel Movimento dei Forconi si distinguono due grosse fette, quella dei “trattativisti” e quella degli “oltranzisti”. Gli oltranzisti vogliono spaccare tutto, buttare tutto all’aria e rifondare tutto. Ieri minacciavano di voler “piegare il governo, con le buone o con le cattive”. È un atteggiamento tra fascistoide e anarchico. Pericoloso e improduttivo. Per fortuna che il resto del Movimento lavora per isolare questa componente, impedire che abbia un ruolo rappresentativo. La componente dei “trattativisti” vuole chiudere in un angolo il governo, strappargli le concessioni più urgenti e radicali. Sul lavoro, sulle tasse, sulle riforme, sempre promesse e mai attuate. Sulle tasse non vuole rimettere in discussione soltanto le tasse che stanno per essere varate, ma anche il pagamento delle tasse già imposte. Ci sono famiglie che hanno il modulo fiscale in mano, ma non hanno un euro in tasca. E protestano. Viene spontaneo stare con loro. Ma c’è anche qualcuno che protesta, e arriva al corteo scendendo da una Jaguar. Viene spontaneo non stare con lui. Quella dei Forconi è una protesta “impura”, fatta di gente che ha mille ragioni e di gente che ne approfitta. Ma le mille ragioni restano valide. Di fronte alle famiglie che hanno fame e debiti, l’inerzia del governo e del parlamento non si può tollerare un minuto di più. Avevamo tante speranze in questo governo e nel suo premier. Ma non combina niente di niente. Adesso vanta come un successo la sua speranza di mangiare il panettone quest’anno e anche l’anno prossimo. Ma che vuol dire, che campa a lungo? Allora non ci siamo capiti: il suo scopo è fare le riforme o tirare a campare?

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