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Ferdinando Camon

Berlusconi dimezzato

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 17 novembre 2013
 


 
Dunque muore il Pdl, Berlusconi lo uccide, al suo posto rinasce Forza Italia ma rinasce moribonda, perché Alfano la uccide. Berlusconi e il berlusconismo non sono finiti ma s’avviano alla fine. Non l’avevamo previsto. Perché questa è una vittoria della Magistratura, e tutti continuavamo a scrivere che mettere in previsione una sconfitta di Berlusconi ad opera della Giustizia era un’illusione, Berlusconi bisognava vincerlo nelle urne, e se non riusciva in questo la Sinistra non meritava di governare. Lo diceva la Destra con parole di sfida: “Voi continuate ad aprire processi contro Berlusconi perché non riuscite ad avere più voti di lui”. E anche: “Non si può processare uno che viene votato da dieci milioni di italiani”. Pareva, da questi ragionamenti, che i voti degli italiani pro Berlusconi fossero voti per la sua innocenza nei processi, voti contro la Magistratura. In qualunque paese democratico, un’assurdità totale. Una tesi buona, ma non senza difficoltà, solo per una Monarchia assoluta, dove il popolo sente la protezione del monarca come una propria protezione, e dove il monarca è colui che, se è felice, aumenta la felicità del mondo. Il monarca è “augusto”, e la parola augusto significa questo: la felicità del capo aumenta la felicità del popolo. L’assenza di sdegno nel popolo per gli scandali sessuali e fiscali di Berlusconi si spiega così: lui protegge i suoi interessi, e speriamo che in questo modo protegga i nostri. Quest’aria di monarca beneficante fa sì che, in questi giorni, salti fuori l’idea di una successione endo-famigliare di Berlusconi: se Berlusconi esce di scena, il suo più degno successore è sua figlia Marina, sangue del suo sangue. Dal punto di vista repubblicano e democratico, molte bestemmie in una. E questo pone un problema: chi è cresciuto alla corte di Berlusconi, uomo-partito, e continua a giurargli fedeltà, potrà mai, staccandosi da Forza Italia, fondare un partito di Destra che sia un partito di Destra come s’intende in Inghilterra o in America? Certo che no. Berlusconi e i berlusconiani hanno un’idea della nascita di un partito come emanazione di un capo che ne contiene il programma presente e futuro, tutto è costruito e orientato sugli interessi del fondatore e non sugli interessi del popolo, che in quel partito si dovrebbe riconoscere. In questo momento noi popolo abbiamo atroci problemi di crisi e di decadenza dello Stato. Ma il Pdl ha un solo problema: la decadenza del suo leader. A forza di patire problemi che nessuno affronta e di vedere che il suo leader ha problemi separati e affronta solo quelli, il popolo berlusconiano si sta staccando da Berlusconi con una reazione inimmaginabile pochi anni fa: il rancore. Berlusconi appare separato e al di sopra non solo del popolo, ma anche del suo partito: non ha mai pensato agl’interessi del partito, non s’è mai neanche creato un erede. La lunga opposizione alla condanna, maturata dopo un esauriente iter processuale, squalifica il leader ma anche il suo partito, perché qualunque cittadino sa bene che se si trovasse al posto di Berlusconi, sarebbe già in galera da tempo. Passano sui nostri teleschermi politologi stranieri, anche della Destra più dura, come Luttwak, e ci chiedono: “Perché questo governante evasore fiscale non è in prigione?”.  E questi politologi, ripeto, sono di Destra. Riuscirà Alfano a creare una Destra così? Certo che no, è come chiedere a un bambino allevato nella lingua giapponese a parlare arabo. Lui continuerà a parlare la lingua che ha sempre parlato. Farà la politica che ha sempre fatto, l’unica che sa fare. Cambiare politica vuol dire anche cambiare uomini. E noi abbiamo (anche a Sinistra, certo) sempre gli stessi uomini. Questi uomini inamovibili, a destra e a sinistra, sono il nostro problema. L’uomo più potente che aveva la Destra da oggi è dimezzato, e con questo dimezzamento finisce la vecchia Repubblica. Lui lo sa. Ieri ha tentato di reggere un discorso di un’ora e mezza, come ai vecchi tempi, ma si è sentito male, è sceso, s’è seduto, e per rialzarsi ha avuto bisogno di appoggiarsi a qualcuno. L’immagine del leader barcollante è l’icona della sua parabola che si chiude. Un leader dovrebbe tenerci a chiudere nella gloria. Non è questo il caso, purtroppo per lui e per noi.

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