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Ferdinando Camon

Istituire il reato di "omicidio stradale"

"L'Arena" 12 novembre 2013
 

 
C’è una contraddizione nella formula con cui viene messa a verbale la strage di Arcole. Quattro ragazzi sono morti, nell’auto investita da un’Audi, e una ragazza è rimasta gravemente ferita. Ma l’Audi era guidata da un ubriaco. Non si può scrivere “omicidio colposo” e “guida in stato di ebbrezza”, perché se uno si ubriaca prima di salire in auto, allora l’incidente non è più un caso fortuito, una malignità del destino: è un evento prevedibile. Se poi lo stadio di ubriachezza supera del doppio il limite stabilito dalle norme, allora l’incidente diventa probabile. Se poi lo supera del quadruplo, com'è successo stavolta, allora l’incidente deve ritenersi inevitabile, pressoché sicuro. Con un tasso di alcol superiore di quattro volte al limite fissato dalle leggi, uno non è sicuro né negli occhi né nelle mani né nelle gambe, in niente. Se la polizia lo trova in quello stato, lo porta immediatamente in cella per il bene suo e di tutti. Purtroppo stavolta lo ha scoperto tardi. Il guidatore dell’Audi (come i tanti, troppi guidatori che si mettono al volante con alcol o droghe nel sangue) ha commesso una colpa che richiede tempi lunghi: se ti ubriachi o ti droghi ti senti subito alterare (è quello che vuoi, la soddisfazione sta lì), se insisti l’alterazione diventa intontimento, se insisti ancora diventa stordimento: ma fino a quel momento, bevendo e bevendo (o sniffando e sniffando), tu ce l’hai messa tutta per raggiungere lo stordimento, e quindi hai preparato quel che poi ti succede. C’è troppa carenza di legislazione su questi reati, pare quasi che cadano dal cielo. Neanche se uno va con l’auto, gli scoppia una ruota, sbanda e uccide, se la cava facilmente, perché bisogna vedere in che condizioni aveva le ruote. C’è una sua responsabilità in questo controllo, se trova un guasto si deve fermare. Qui il guasto l'investitore ce l’aveva nella testa e se l’era prodotto da se stesso. In quelle condizioni, ampiamente volontarie, ha combinato una strage che soltanto una legislazione ottusa può chiamare “colposa”, parola che ha un’ambigua carica de-responsabilizzante. C’è gente che guida senza patente, non è responsabile? Cosa crede, di conoscere le regole per scienza infusa? C’è gente che guida dopo essersi fatta di eroina o cocaina, che è come dire dopo essersi sostituito il cervello razionale con un cervello delirante, non è responsabile? Istituiamolo, una buona volta, questo reato di “omicidio stradale”, che tenga conto di queste responsabilità. E stavolta non si tratta di “omicidio” ma di “strage”. Con responsabilità tanto più evidenti e tanto più gravi.

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