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Il sito ufficiale di Ferdinando Camon

Ferdinando Camon

Altre poesie contadine

Uno scrittore italiano, poeta, narratore e critico, Paolo Ruffilli, sta girando la Spagna per leggere poesie italiane agli studenti. Me ne aveva chieste una decina. Gliele ho messe qui nel sito. M'informa che gli studenti spagnoli desiderano leggerne delle altre. Eccole.


Il toro gay

Lo pinzano per la cartilagine
del naso
con una tenaglia, e lo guidano per l’argine
struccandolo forte: nel caso
 
che volesse scappare per i campi,
il naso gli manda al cervello lampi
 
di dolore che lo frenano. Avanza a capo chino,
lo potrebbe guidare un bambino.
 
È così timoroso e delicato nei
passi, che lo crederesti un gay.
 
Eppure è un toro, lo portano alla monta.
È il modo in cui lo tieni quello che conta.
 
 
 
 Il toro e la vacca di plastica

Adesso il toro viaggia in un furgone,
come un pentito della mafia,
fino al Centro di Fecondazione,
e viene scaricato nell’aia
dietro la vacca,
come la vede gli scatta il pistone:
non sa che la femmina è un telaio
senza carne, senza pelle e senza ossa.
 
È una vacca di plastica
con la vulva elastica,
 
l’hanno spalmata di ormoni
per scatenargli cinque erezioni.
 
Il toro la monta
e la vulva fa da pompa:
 
lo spreme fino all’ultimo strullo
con le ventose prensili come mani:
così dice Catullo
che faceva Lesbia con i romani.
 
Il seme di una sola ejaculatio
vien suddiviso in duecento flaconi:
per il toro è uno strazio,
per il padrone son sessanta milioni.

 

La fisarmonica

1
 
Gli impiccati nei giardini di Luvigliano
rimasero appesi tre giorni:
chi li scorgeva da lontano
tornava indietro, per non correre il rischio
di un infarto, ma le ss con un fischio
l’obbligavano a proseguire con la bici a mano.
 
Teneva la testa abbassata
per impedirsi di vedere,
ma se sbatteva sulle scarpe degli appesi
le ss scoppiavano in una risata
e gli tiravano un calcio sul sedere.

2
 
Le madri recitavano preghiere
inginocchiate davanti alle icone,
i bambini si chiamavano per nome
di casa in casa: «Andiamo a vedere?».
 
Correvano avanti e indietro
sotto gli impiccati litigando:
«Questo è Mario», «Questo è Pietro»,
«No, questo è Armando».
 
Le ss lasciavano fare
perché era una specie d’istruzione.
Se era una scuola, quella era la lezione.
Se era una messa, quello era l’altare.
 
 
 
3
 
Il problema fu la domenica,
perché non veniva nessuno,
i morti son noiosi, e quel ch’è peggio
faceva freddo. Allora uno
dei tedeschi prese la fisarmonica
e partì con un solfeggio.
 
Gli altri camminavano per i giardini
soffiandosi le mani,
spaventosi e sicuri tra i contadini
come cannibali tra i vegetariani.
 
Nei tedeschi dall’anima romantica
impiccare senza musica
mette malinconia.
Perciò ogni compagnia
parte dalla Germania con la fisarmonica.
 
 
4
 
Adesso l’Azienda del Turismo
per non offendere i figli di Brenno
toglie dal dépliant ogni accenno
agl’impiccati del nazi-fascismo.
 
Il piccolo paese
ha stretto un gemellaggio
con una cittadina bavarese,
e ogni anno, alla prima domenica
di maggio,
si mangia, si beve e si danza
al suono della fisarmonica.
 
 
 
 
 
Il mercante tedesco

Arriva in cortile con la BMW,
parcheggia in un angolo, e tu
 
gli apri la porta con un inchino,
lui esce e gira l’occhio cilestrino
 
cercando i pomari, eccoli in vicinanza,
sono cupole di fiori e di fragranza.
 
Lui dice: «Caparra achtzig milionen».
Non rifiutare, saresti un coglionen.
 
Lui compra il prodotto quand’è in fiore, e poi,
se tempesta lo ’strugge, cazzi suoi.
 
Firmi il contratto e speri
che compri anche la soia.
Era soltanto ieri
che ti sparava. La storia è una troia.
 
 


Film hard

La Julia è morta, si fa il funerale.
E qui si vede il capitale
 
d’amore che s’è guadagnato: da ogni dove
vengono i paesani anche se piove.
 
In testa i famigliari: il nipotino,
la Irma già vedova, e Ivo
che piange più di tutti: forse il vino
o forse il cuore, non è cattivo.
 
Quando il corteo si muove, un’Alfa
si ferma, e aggiustandosi la calza
ne esce la Isetta.
Succede un parapiglia.
La Isetta è l’ultima figlia,
scappata di casa per far la troietta.
 
Ha recitato in filmetti hard
e s’è fatta una villa, un cicisbeo,
una 164 Alfa Romeo,
la Visa, il Bancomat e la Viacard.
 
È il momento delicato in cui la madre
presenta al Padreterno
la sua discendenza
per salvarsi dall’Inferno:
«Ivo è buono, Irma è brava...».
 
Come esce dall’auto la bella
baldracca, imbestialito
il Padreterno la punta col dito
chiedendo spiegazioni: «E quella?».
 
 

L’occhio diabolico di Dio

Un’auto di grossa cilindrata arriva
in cortile, e ne esce una comitiva
 
in giacca scura e cravatta, manigoldi
venuti dalla città a rubarti dei soldi.
 
Il più distinto
picchia alla porta chiedendo permesso,
il padrone risponde avanti,
ma solo per educazione:
per istinto
li chiuderebbe nel cesso
tutti quanti.
 
È ora di mangiare.
Se qualcuno varca una soglia
altrui, è perché non ha voglia
di lavorare.
 
Dicono: «Siamo della Procura
della Repubblica»,
marito e moglie si guardano per paura
di quella carica che non conoscono.
 
«Vogliamo rendervi giustizia dei torti
che avete subìto», «Quai torti?»,
«Tutti quei morti
uccisi dai repubblichini».
Il marito si volta alla moglie:
«Porta via i bambini.

Noialtri no chiedemo giustizia»,
«Ma vostro padre non fu impiccato?»,
«E allora?», «Noi rappresentiamo lo Stato»,
«Mi no ve go zercà»,
«Siamo noi che siamo venuti qua».
 
«Me fioi
i se cressù in pace fino a ieri»,
«Ma sono nipoti di eroi,
pensate a quanto ne sarebbero fieri».
 
«Mi ghe ’asso la campagna:
chi no laòra no magna».
 
«È stata la Decima Mas
a passare di qui?», «Chi lo sa?»,
«O il battaglione Tagliamento?»,
«Mi no so gnente».
 
«Insomma, volete collaborare?»,
«Gnente da fare».
 
I quattro van via, la moglie ricompare.
«Cossa volìveli?», «Savere
chi gà ’picà me pare»,
«Gheto ditto carcossa?», «Macché, gnente»,
«Brao! Mai parlare».
 
È così che i più grandi delitti della storia
restano sepolti nell’oblio,
da cui li tirerà fuori,
quando verrà nella gloria,
l’occhio diabolico di Dio:
e allora saran dolori.
 
La nazione pensa
che il veneto sia buono,
lavora come un mulo
ed è pronto al perdòno.
Ma il veneto se potesse
infilzerebbe l’ss
con uno spiedo dalla bocca al culo,
 
per rosolarlo sul fuoco
finché il grasso coli sui bocconi
di polenta, a renderli più buoni.
Ogni altra giustizia è troppo poco.
 
Meglio che i nazifascisti si presentino di là
col conto intatto.
Il Padreterno, appena li vedrà,
darà fuori da matto.
 



Uomini senza battesimo

Tremano infreddoliti nel barracano,
e quando la Elide gli mette in mano
 
un piatto di subiotti, non riescono a tenerlo saldo.
La Elide li invita al caldo
 
e li fa sedere al caminetto.
Guardandoli le viene un sospetto:
«Ma voialtri siete gente battezzà?».
 
Rispondono: «Niente battesimo,
noi essere mussulmani».
La Elide ha uno spasimo
alle mani,
 
ma fa finta di niente. Appena quelli
sono usciti, spegne i fornelli,
 
corre al telefono con la velocità
permessa dal reuma:
«Maria Vergine, sè rivà
i nemizzi dei cristiani!».
Si realizza un trauma
caricato nel suo dna.
 


I curdi e la Germania

Pazienza che noi non sappiamo
chi siano, ma è assurdo
che loro non sappiano chi siamo.
Appena sbarcato a Brindisi, il curdo
 
domanda: «Qui Alemania?».
Si sposta in treno e a piedi
di cento chilometri, e da capo:
«Qui Alemania?». Ma cosa credi,
 
che la Germania ti caschi in man,
povero curdo del Kurdistan?
 

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