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Ferdinando Camon

Baby-prostitute ai Parioli

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 30 ottobre 2013
 
 
Studentesse di Liceo baby-prostitute ai Parioli: i Parioli sono un quartiere-bene di Roma, lì ci sta la borghesia medio-alta, dunque anche le figlie della buona borghesia fanno le prostitute? E fin da bambine? La prostituzione non è una piaga delle donne povere e adulte? Questa notizia dice di no. Ma se ci sono bambine prostitute, vuol dire che in casa non si sa niente di quel che fanno i figli fuori di casa. I figli sono un mistero.
Le baby-prostitute scoperte a Roma frequentano il Liceo, che non è la scuola media superiore dei disperati, il Liceo immette all’Università, il che vuol dire che le famiglie volevano laurearle. Siamo nell’area della futura classe dirigente. Queste ragazzine sono state accalappiate su una rete sociale, non facebook ma un’altra. Un mese fa una minorenne fu agganciata su facebook e portata in Svizzera, dove l’uomo che l’aveva presa fu arrestato perché già noto come pedofilo. Le bambine di fine scuola media e inizio scuola superiore, sono giù tutte, o quasi tutte, su facebook. Non malediciamo facebook. Facebook ha grandi utilità. Fa crescere la giovane generazione tutta insieme, spartisce le vite, unifica le esperienze. Fa di tutte le giovani vite un’unica vita collettiva. È fatto apposta per i giovani. Se fanno una gita scolastica, il giorno dopo su facebook postano foto, gioie,  rimproveri, esaltazioni: facebook è un giornale di gruppo. Ma facebook è una sorgente, dove i giovani e le giovani vanno ad abbeverarsi. Purtroppo i vecchi delinquenti lo sanno, e aspettano le fanciulle alla sorgente come i leoni aspettano le gazzelle: per mangiarle. Una minorenne è stata trovata morta in un bosco, s’era data appuntamento con uno sconosciuto, col quale da qualche settimana scambiava messaggi in rete. Lo sconosciuto non lo trovi mai, perché in rete ha un falso nome. Queste liceali romane eran state convinte a prostituirsi da cinque adulti, e per far sesso venivano pagate bene: anche 300 euro per volta. Come si spiega un prezzo così alto? Far sesso per il maschio è un modo per spartire la vita, se lo fai con una giovane spartisci la giovinezza, se lo fai con una bambina ritorni pre-giovave, ti senti immortale. Quel che ricevi non ha prezzo. Ma sono le bambine a rovinarsi. Perché si rovinano un aspetto importante della vita, la sessualità, prima ancora di conoscerla ne conoscono gli aspetti malati, volgari, mercenari. Quel che perdono è incalcolabile. Qualunque pena il codice preveda per questo reato, è troppo poco. La madre di una di queste bambine, la più giovane, quella che ha 14 anni,  ha scoperto tutto ma invece di stroncare la storia ci s’è messa dentro, pretendendo una parte del denaro. Bisognerebbe mettere nel codice la pena che toglie il titolo di madre. Madre è una parola alta, questa donna non la merita. Se continuiamo a chiamarla madre, offendiamo le altre madri. È stata la madre di una quindicenne ad avvertire i carabinieri. Che ci fosse qualcosa che non andava, lo sospettava vedendo la scia di denaro che la figlia lasciava. Troppi soldi.  E troppo facili. Un paradiso. Da un paradiso all’altro, le baby-prostitute approdano alla droga. I soldi servono per procurarsi le dosi, e la prostituzione per procurarsi i soldi. Il cerchio maligno si chiude, e scoprirlo adesso è troppo tardi. Quand’è il momento utile per fermare la bambina che può farsi del male? Quando si droga? Troppo tardi. Quando si prostituisce? Troppo tardi. E allora, quando? Quando chatta con persone che non si sa chi sono. Qui la colpa non è delle bambine, sono ingenue. E nemmeno dei genitori, se togli a una figlia l’Ipad o il telefonino, strilla come se l’ammazzassi, e qualcuna s’ammazza davvero. La colpa è della rete. Troppa libertà in rete, troppa pornografia, troppi sconosciuti. La rete protegge gli sconosciuti e li nasconde. Gli sconosciuti sono uomini con la maschera, e se c’è un mondo dove tutti indossano una maschera, lì tanta garanzia non c’è.

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