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Ferdinando Camon

Due imprese titaniche: raddrizzare la Concordia, raddrizzare l'Italia

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 17 settembre 2013
 
Raddrizzare la nave Concordia è come cavare dal cervello un tumore. Pareva che la nave dovesse restare lì per sempre, marcire, sgretolarsi. E mostrarci al mondo come fatalisti e incapaci. Noi, popolo di navigatori, che chiamavamo il Mediterraneo Mare Nostrum, abbiamo guidato una gigantesca nave turistica, strapiena di passeggeri, rasente alla riva, tra le punte di scogli aguzzi che hanno squarciato la chiglia infiltrandovi tonnellate d’acqua, finché la nave s’è inclinata e adagiata, come una balena in spiaggia. Il comandante, che assumendo il comando promette alla nave “Sempre con te, sopra o sotto l’acqua”, e ai passeggeri “Se dovremo salvarci, io sarò l’ultimo”, è saltato per primo su una barchetta e s’è appollaiato su uno scoglio, a contemplare il mondo come una Sirenetta. Un giornale coreano lo disegnava in una vignetta mentre, tuffandosi giù dalla nave, fa ai passeggerei il gesto dell’ombrello. Nei secoli dei secoli, una scena comica e tragica insieme. Destinata a suscitare sghignazzate e compassione non su un uomo, una compagnia, un evento, ma su un popolo, noi, precipitati in una crisi che non ha mai fine, e diventa ogni giorno più grave. Girano in questi giorni per l’Italia équipe televisive di tutto il mondo, filmano i nostri parlamentari che entrano ed escono dal senato per decidere sulla “decadenza” del nostro ex-premier condannato in tutti i gradi, e l’équipe coreana dichiara: “È tutto molto comico e molto tragico”. Le stesse parole che il mondo usa per l’incidente della Concordia. Agli occhi del mondo abbiamo due problemi: raddrizzare la Concordia e raddrizzare l’Italia. Ce la faremo? Tutt’e due? Una? Nessuna?
Mettendomi alle ore 6 davanti al monitor, questi erano i dubbi. Siamo italiani, e sappiamo tutti che in un’impresa titanica come questa (mai riuscita prima d’ora, a nessuna marineria), l’esattezza di tutti i dettagli è impossibile. A partire dalla puntualità. I primissimi lanci dicevano: “Stamattina raddrizzamento della Concordia, e udienza preliminare per la compravendita dei senatori”. Lo spiaggiamento della Concordia è l’onta della nostra marina, la compravendita dei senatori è l’onta del nostro parlamento. Ieri ci saremmo lavati di ambedue le onte? Saremmo andati a letto con la Concordia dritta in piedi, e i senatori corrotti puniti insieme col corruttore? Troppa grazia, meglio frenare le speranze. Ci pensava la cronaca: “Slitta l’udienza per la compravendita dei senatori”, “Slitta di due ore, due ore e mezza, tre, il raddrizzamento della Concordia”. Il tumore politico (rifare la legge elettorale, dimezzare i parlamentari, dimezzare il loro stipendio, abbassare le pensioni d’oro, tamponare la disoccupazione giovanile, ridurre le tasse…) non è stato toccato dal bisturi, e a questo punto è saggio pensare che non ci sia il chirurgo o non ci sia il bisturi. Ma sulla Concordia non c’è stato cedimento. In ritardo, dovuto ai fulmini e non agli uomini, ma la maxi-operazione è partita. L’immensa bestia è stata imbrigliata da corde d’acciaio con una tale capacità di trazione che non credevamo neanche che esistessero, in nessuna parte del mondo. Invece ci sono, e sono in casa nostra, e tirano su una nave da 4 mila passeggeri, prima volta nella storia dell’umanità. I telecronisti del mondo, che si fan mandare in Italia per mangiare spaghetti alle vongole e ascoltare mandolini, fan ronzare le telecamere senza sosta. Il direttore dei lavori ha un attimo di superbia superumana e dichiara: “Non ci fa paura né il meteo né il buio”, e a sentirlo vien da tremare, perché pare una sfida agli dèi, notoriamente permalosi. “Se al momento del naufragio tutti avessero collaborato così, non sarebbe morto nessuno”, dice il comandante De Falco, quello che ordinava a Schettino: “Vada a bordo, cazzo!”.  E Schettino? Dicono che sta in casa, a leggersi le carte del processo. Come i senatori corrotti e il loro corruttore. Grande popolo, l’italiano. Il problema sono i comandanti.

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