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Ferdinando Camon

Morte o ergastolo per gli stupratori? No

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 15 e 16 settembre 2013


 
Siamo choccati per le macabre notizie dall’India: quattro ragazzi (idioti e sadici) hanno stuprato, facendola morire, una ragazza, e l’altro ieri sono stati condannati a morte. Saranno impiccati. Per le strade gli indiani esultano, specialmente le donne: “Giustizia è fatta!”. Anche i genitori della povera vittima. E la vittima, prima di morire, aveva chiesto la pena di morte, ma non col cappio bensì col fuoco: “Bruciateli vivi!”.
Ma una scrittrice indiana avverte: “Attenzione, se scatta la condanna a morte, gli stupratori non lasceranno più una vittima viva, per timore che poi li denunci”. Ieri piombava un’altra notizia dall’India, lugubre come le precedenti: una ragazza di 17 anni, innamorata di un coetaneo di classe sociale inferiore, è stata impiccata in casa dai fratelli. Eppure le pene per i delitti sulle donne sono appena state aumentate. E allora, aumentarle serve o non serve? Se c’è la pena di morte, l’uomo che sta per stuprare o uccidere una donna si ferma o non si ferma? La paura della morte cambia o non cambia il violentatore e l’assassino? Quasi tutti rispondono di no. Qui vorrei rispondere di sì. Non è vero che, se sa di morire, il criminale resta indifferente. Cambia, eccome.
Per mostrare che lo stupratore-assassino non teme la morte, i fautori di questa tesi usano un film tratto da una storia vera, intitolato “Dead man walking”, che girò anche per l’Italia con grande scalpore. Si vede Sean Penn in prigione, l’accusa è di aver stuprato e ucciso una ragazzina in un bosco. Lui nega sempre. Arriva il giorno dell’esecuzione, lo prendono dalla cella e lo portano verso la camera dell’iniezione letale (da qui il titolo: “Uomo morto in marcia”, frase con cui i carcerieri si avviano per il lugubre tragitto), attraverso un oblò lo guardano i parenti della bambina morta, i giornalisti, il pubblico che ama queste cose. Il condannato alza gli occhi e dice: “Sì, l’ho uccisa io. Le ho fatto tutto quello che sapete, e molto di più”. Chi lo piega fino a farlo confessare? La morte. Avrebbe confessato, senza la morte? Mai. Ha importanza morale la confessione? Certo: mostra la redenzione, il ritorno nell’umanità.
E allora, è giusto condannare a morte? No, mai. C’è da rallegrarsi per i quattro ominastri perversi che saranno impiccati in India? No, c’è da vergognarsi. E se impiccheranno i fratelli che hanno ucciso la diciassettenne innamorata di un coetaneo povero, potremo dire che l’India migliora un po’? No, peggiora.
Le donne temono che gli uomini non possano capire la mostruosità dello stupro. Lo stupro è un crimine che una donna può capire e giudicare e punire meglio di un uomo. Sì, è vero. Lo stupro è un crimine enorme (significa: fuori norma), e merita una pena enorme. Specialmente lo stupro con uccisione.
C’è un’altra storia che risponde a questa esigenza, un altro film, intitolato Il segreto dei suoi occhi. Un uomo amorale e asociale stupra e uccide una donna, ma dopo la condanna (siamo in Argentina, dittatura militare) si mette a collaborare con la polizia e torna libero. Il fidanzato della vittima lo scopre, lo cattura e lo chiude in un fienile, in un luogo dimenticato da Dio e dagli uomini. Segregato in uno sgabuzzino per decenni, lo stupratore-assassino diventa pazzo e implora il suo custode di ucciderlo, ma con la morte quello smetterebbe di soffrire e il custode questo non lo vuole, vuole che soffra per sempre, finché respira. Il senso è: l’ergastolo è più crudele della fucilazione. L’ergastolo basta, anzi avanza. La soluzione non è uccidere. E neanche condannare per sempre. Per le violenze sessuali con uccisione, le indiane chiedono la morte, le italiane l'ergastolo. Per dire no alle indiane, dobbiamo dire no alle italiane. Se siamo contro la pena di morte, dobbiamo essere anche contro l'ergastolo. Che cos’è l’ergastolo? È una morte che non ha fine.

 
ignoranza.  

 

 

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