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Ferdinando Camon

Quirico: i nostri nemici visti da vicino

"Il Mattino di Padova" "Messaggero Veneto" 11 settembre 2013
 

 Un coraggioso giornalista italiano, inviato in zone di guerra, è andato in Siria, è stato catturato da banditi e poi venduto ai ribelli e ai seguaci di Al Qaeda, è rimasto 152 giorni nelle loro mani, e adesso è miracolosamente libero. È Domenico Quirico. Ha scritto immediatamente le sue memorie. Documento importantissimo sul nemico visto da vicino. Ci sono quattro o cinque punti che non dimenticheremo più, ormai si son piantati nel nostro cervello e ci resteranno fino alla nostra morte. Primo punto: il tradimento. Vai là, ti affidi a guide che tu hai scelto, le paghi, e quelle ti consegnano al nemico. Ti portano per una strada e su quella strada sta in agguato un pick-up, da cui scendono banditi armati che con delicatezza ti tirano via con sé. Come mai sapevano che saresti passato di lì? Gliel’han detto le tue guide? Secondo punto: la continua oscillazione tra vita e morte. I sequestratori si divertono con te, col tuo terrore, con i tuoi vestiti stracci, con la tua fame. Quando mangiano, ti gettano gli avanzi, se ce ne sono. Perché la tua miseria li diverte? Perché nell’umiliazione di te, che vuoi fare pipì e loro ti dicono di no, vedono l’umiliazione dell’Occidente: si dice sempre “giocare come il gatto col topo”, ma è una formula che pochi di noi capiscono perché pochi di noi hanno visto davvero un gatto giocare con un topo. Se il topo è tramortito e non si muove più, il gatto gli dà una zampata e lo fa rotolare due giri su se stesso, per farlo rinvenire. Per chi gioca col nemico, è bello vedere che il nemico capisce di essere un giocattolo. Terzo punto: le finte esecuzioni. Qualcuno s’avvicina al prigioniero e gli punta la pistola alla testa. Quirico dice di aver pensato a Dostoievski. Anche Dostoievski fu sottoposto a una finta esecuzione, era stato condannato alla fucilazione dallo zar ma era stato graziato il giorno prima, tuttavia un tenente sadico non comunicò ai condannati la grazia, ma mise in scena l’esecuzione, schierando il plotone e dando gli ordini fino al “puntate” per fermarsi prima di “fuoco”, tirando fuori il decreto di grazia con una sghignazzata per leggerlo. C’è chi attribuisce a quella finta esecuzione l’insorgere dell’epilessia in Dostoievski. Altro punto: i sequestratori pregavano cinque volte al giorno il loro Dio “in modo flautato e dolce”. “Flautato e dolce” indicano che il sadismo dei carcerieri nel rapporto col prigioniero diventa delicatezza nel rapporto col divino. L’istinto diventa cultura. Il cammino da fare, nei loro riguardi, è estendere la cultura finché occupi lo spazio che adesso è dell’istinto. Quando i custodi son ragazzini, il prigioniero può spiarli: sbandati, pagati, fanatici e banditeschi. Vestiti con magliette e scarpe marchiate Adidas, seduti in cerchio a guardare in tv filmetti vagamente osé. Tra le forze che l’han tenuto su, Quirico cita la fede, una fede famigliare, semplice e potente, che dà risposte, magari elementari, a tutto. Aveva quattro libri con sé, Quirico, e li ha letti e riletti più volte. Due Remarque: La via del ritorno e Tempo di vivere, tempo di morire. Uno di Norman Mailer: Il nudo e il morto. L’ultimo di Dostoievski: Delitto e castigo. Molti anni prima, in Iraq un altro fuggiasco, braccato dai nemici, stava rintanato in una fossa con Delitto e castigo fra le mani, ed era Saddam. Il protagonista di Delitto e castigo, Raskòlnikov, all’inizio sostiene il diritto di uccidere chi non è utile alla società e alla fine abbraccia la coscienza che l’altro vale quanto te, anche se è una vecchietta usuraia, e che chi stronca la vita altrui deve fermare la propria ed espiare, volontariamente, fino al limite massimo imposto dalla legge, e se possibile anche di più. Saddam ha incontrato questo libro troppo tardi. Ma i carcerieri di Quirico non l’hanno mai incontrato. Il Male è anche figlio dell’ignoranza.  

 

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