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Ferdinando Camon

L'8 settembre: vergogna per tutti

"Il Mattino di Padova" 8 settembre 2013
 

 Arriva l’8 settembre, e sui giornali è un fiorire di peana: dicono che “quel giorno è nata la Patria”. La Patria, il Diritto, la Legge, la sovranità del popolo, la fine di una guerra iniqua e disastrosa, la fine della dittatura, la prevalenza della coscienza sull’autorità. Che dolore, per chi quel giorno c’era e si ricorda tutto, sentire queste parole! L’8 settembre non fu un giorno in cui è nato qualcosa di grande, un’autorità legittima, un nuovo governo politico e un nuovo comando militare, un nuovo rapporto tra popolo e Stato. L’8 settembre del ’43 avvenne questo: le nostre autorità politico-militari avevano già firmato (il giorno 3) la resa alle autorità americane, ma volevano tenerla segreta perché non sapevano come comunicarla ai tedeschi; passa un giorno, passano due, il giorno 8 il comandante americano dà la notizia al mondo via radio, applicando il principio che se l’Italia veniva sbranata dai tedeschi erano problemi italiani. Dicono che il re si ritirò al Sud per preservare la continuità della monarchia e quindi dello Stato. Balle. Il re col suo gruppo di caporioni scappò per salvare la pelle. Appena arrivato in un posto senza guerra, tranquillo e accogliente, la regina si lamentò perché non c’erano uova fresche. Il re era il comandante supremo dell’esercito. Per una fuga del genere, meritava degradazione e fucilazione. E c’è chi lo vuole al Pantheon. Se portano il re al Pantheon, daremo a Schettino il comando della nave Concordia bis. Tutti i soldati, liberi e prigionieri, tutte le famiglie capirono cos’è il Comando, l’Autorità, l’ordine secco, obbedire o morire, il Potere per Grazia di Dio e Volontà del Popolo. Ieri ho visto la riunione di un consiglio del governo americano, votavano sì o no all’intervento in Siria. Il primo consigliere di Obama ha votato sì, ma una foto lo mostra mentre maneggia il suo iPhone per cliccare sull’icona dei giochi. Voi crepate, che io mi diverto.
L’8 settembre è la fonte della disunità d’Italia. Perché mezza Italia era già liberata, e non ha patito la bestiale rappresaglia dei tedeschi, e dunque non sa cos’è la Resistenza. L’altra metà, da Roma in su, ha patito l’inferno. I tedeschi erano oppressori ultra-armati che spadroneggiavano in mezzo a un popolo inerme e impaurito, e la visione del nemico inginocchiato scatenava in loro un istinto aggressivo e distruttore, come nel lupo la vista di un agnello sciancato. Non è stato un tradimento, l’uscita dell’Italia dall’alleanza con i tedeschi. Tradimento era stata l’entrata in quell’alleanza. Era un’alleanza anti-italiana, anti-cristiana, anti-umana, anti-civile, ci portava fuori dal mondo del diritto e della civiltà, ci portava nella barbarie. Al primo incontro con Mussolini, Hitler gli regalò le opere di Nietzsche rilegate in pelle. In un punto centrale di quelle opere Nietzsche si domanda: “I vermi, nel pane della vita, sono necessari?”. I vermi sono gli ebrei, i russi, gli slavi… I sotto-popoli, composti di sotto-uomini. Compito primo delle armate di Hitler era la purificazione dell’umanità da questi elementi inferiori. Anche noi purtroppo abbiamo cooperato a questo compito immondo. E la frenesia per realizzarlo non s’è spenta con l’8 settembre, ma s’è moltiplicata. Quel giorno il fascismo è rinato più puro, più feroce che mai. I fascisti sapevano di aver perso e di dover morire, ma volevano “morire come lupi”. L’8 settembre segna la nascita degli uomini-lupi, che scorrazzavano per mezza Italia a mangiare gli uomini-uomini. La Patria non c’era. E non c’è più stata. Patria è una parola desueta. Da allora, la mezza Italia vittima della morte dello Stato cercò aiuto nel partito della Chiesa, sentita come separata dallo Stato, e della Lega, sentita come anti-Stato. Ricostruire lo Stato è la nostra priorità. Non partendo dall’8 settembre, ma dal 25 aprile.

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