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Ferdinando Camon

Il marine che ha ucciso 2.746 iracheni

"L'Arena" 30 giugno 2013
 



Ha 48 anni e sta morendo, non ha rimpianti né rimorsi, è tranquillo, e passa le consegne ai figli: fate come me. E cos’ha fatto lui? Ha ammazzato. È un soldato, in un mese ha ucciso 2.746 iracheni. Dopo ogni missione (un’avanzata, l’occupazione di un ponte, la ripulitura di una valle…), i soldati vanno a rapporto dal superiore e riferiscono quel che han fatto di memorabile: se hanno ucciso, dicono quanti morti. È il triste inventario della guerra. L’esercito in guerra è un’azienda al lavoro, l’azienda che lavora produce prodotti, l’esercito che combatte produce morti: a sera si controlla la produttività. E si premiano gli operai-soldati più produttivi. Questo è un soldato pluripremiato, ha un sacco di medaglie. Nelle sfilate, le medaglie hanno il loro valore, e qui rivelo qualcosa che forse il lettore non sa. Quando passa un ufficiale superiore, per esempio un generale, gli ufficiali inferiori e i soldati scattano in piedi e lo salutano. Ma quando passa un soldato semplice con medaglie al valore, è il generale che scatta in piedi e lo saluta.
Il soldato americano saluta come il soldato europeo, portando la mano alla fronte. Ma (e questo è veramente ridicolo) il soldato americano porta la mano alla fronte anche quando è a capo scoperto. Ora, portare la mano alla fronte è quel che resta del saluto al tempo dei cavalieri: quando un cavaliere si presentava al castello, per far vedere di essere un amico, portava la mano alla fronte e alzava la celata, mostrando il volto. Questo aveva un senso se il cavaliere portava l’elmo. Se hai il capo scoperto, perché alzi la mano, a scoprire che cosa?
Questo marine di 48 anni si chiama Dillard Johnson e per ammazzare 2.746 nemici in un mese aveva i suoi segreti. Sono due. Il primo è il cannoncino a tiro rapido del suo blindato, col quale con un solo colpo faceva una strage: il proiettile a uranio impoverito fa esplodere il mezzo nemico, e brucia quelli che vi sono dentro. Ma questa “morte a distanza” non dà soddisfazione. Perciò il nostro marine è passato a fare il cecchino: avere un uomo nel mirino, mirare al cuore (il sistema di mira delle armi americane mostra un cerchio col centro, il centro è dove va a finire il colpo), premere il grilletto, e vedere il torace del nemico sussultare all’urto del proiettile, è una soddisfazione, diciamo così, tecnica. Una volta, quando un soldato ammazzava 3-4-5 nemici, segnava altrettante tacche sul calcio del fucile. Ho avuto un computer Macintosh col quale giocavo a scacchi: mi batteva sempre lui e ad ogni vittoria diceva: “Un’altra tacca sul calcio del mio fucile”. Non si emozionava, non trillava, non godeva. Mi vinceva “tecnicamente”. Tecnicamente, questo marine ha ucciso 2.746 nemici. Aveva fucili migliori, a gittata più lunga, col mirino più preciso, con proiettili per ogni necessità, perforanti, traccianti, esplosivi. La morte è il prodotto di un calcolo matematico. Quest’uomo ha fatto 2.746 calcoli matematici (distanza del bersaglio, direzione del vento, parabola del proiettile), e non ne ha sbagliato uno. È un super-killer. Non ha nessuna coscienza da tenere a bada, non c’è niente che gli rimorda. A soli 48 anni sta morendo, perché l’uranio impoverito gli ha iniettato un cancro. Prima di morire, ha scritto un diario, vuol fare soldi per la famiglia. È l’ultimo calcolo. Dopo di che, amen. Non so se ha cultura, sentimento, senso etico o estetico. Suppongo di no. Se li aveva, glieli hanno azzerati. Il killer perfetto deve avere come grado di umanità lo zero.

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