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Ferdinando Camon

Papa Francesco porta tre rivoluzioni

Quotidiani locali del Gruppo "Espresso-Repubblica" 15 marzo 2013
 
 

 
Il primo impatto rivela tutto: fu così con Wojtyla, con Ratzinger, è così con Bertoglio. La fumata è bianca da tanti minuti, nessuno viene al balcone a presentare l’eletto, i maligni sospettano che s’attenda l’ora del tg. Poi la tenda oscilla, ecco il drappello, l’annunciatore dice: “… habemus papam, … Jorge (chi?) Marium (ma quale papabile si chiama così) Bergoglio”. La folla non capisce e non applaude, cerca di raccapezzarsi. Noi, in teleascolto, pure. Abbiamo in mano i nostri giornali, i papabili ci son tutti, e questo non c’è. Dunque lo Spirito Santo non legge la stampa? Poi il cervello qualcosa si ricorda: è un argentino, Argentina e Brasile hanno la più alta quantità di cattolici nel mondo, se votassero direttamente i cattolici continente per continente avrebbero votato questo. “Qui sibi nomen imposuit Franciscum”: s’è dato il nome di Francesco. Ci sono tre novità inaudite in questa elezione. Il prescelto è un latinoamericano, è un gesuita, vuol chiamarsi Francesco. Tre rivoluzioni. Eccolo, appare, altissimo, imponente, autorevole. Esordisce: “Fratelli e sorelle…”. Non dici “figli”, usa il linguaggio francescano, infatti è un francescano. Breve pausa, sta cercando la parola memorabile? Storica? Eterna? L’ha trovata: “Buonasera”. Si presenta come un ospite che viene a trovarci. Per prima cosa, come ogni ospite, parla del viaggio: “I miei fratelli cardinali dovevano scegliere un nuovo vescovo di Roma, e l’han scelto dall’altra parte del mondo”. Dunque un viaggio lungo, viene con altre esperienze, altra vita, altri insegnamenti. La mattina dopo si reca in Santa Maria Maggiore, e si avvicina alla Madonna portando in mano una ciotola di fiori, come si fa con la padrona di casa. Wojtyla e Ratzinger non hanno mai fatto così. Neanche Wojtyla era tra i papabili previsti, e anche per il suo nome (Uo-tì-ua) la folla in San Pietro ammutolì, disorientata, e qualcuno sussurrò: “Un negro!”. Ma il corrispondente dell’”Unità”, che lo conosceva, esclamò: “Il peggiore!”. Ratzinger non stupì nessuno, neanche l’autore di queste righe: i votanti eran quasi tutti cardinali di fresca nomina, quand’eran stati fatti cardinali nella curia c’era Ratzinger, ogni lettera da Roma era firmata Ratzinger, le esequie di Wojtyla eran guidate da Ratzinger, al momento di votare non avevano altri nomi in testa che quello. Era una scelta obbligata. Bergoglio è una scelta spiazzante.  
Bergoglio è arrivato in San Pietro in pulmino, e il giorno dopo l’elezione s’è spostato in un’auto senza insegne. Appena proclamato Papa, s’è mostrato al mondo ostentando sul petto una croce che non è d’oro. Non splende, non luccica, è opaca. La Chiesa Cattolica è nota nel mondo come “chiesa trionfante”. Le nostre cattedrali sono vaste e potenti, ostentano solennità e ricchezza. È l’impianto papale. Le chiese gotiche mostrano supplica, paura e soggezione. È l’impianto luterano. È presto per dirlo, ma al primo impatto questo Papa porta all’impianto cattolico una correzione drastica, mostra in tv una croce povera, non osa benedire la folla ma prega la folla di pregare Dio che benedica lui, appena eletto riceve l’omaggio dei cardinali non seduto sulla poltrona papale ma restando in piedi, finita la cerimonia saluta tutti con “Buonanotte e buon riposo”. Perché “buona notte” a quest’ora? Perché a quest’ora lui va a letto, per alzarsi poi alle 4. Arrivando a Roma, aveva consegnato i bagagli alla Casa di Paolo VI, ritirandoli paga il conto. Ha scelto di chiamarsi Francesco, cosa che nessun altro papabile avrebbe fatto. Francesco visse all’epoca della nascente borghesia, quando tutti i valori cominciavano a ridursi a uno solo, i soldi, suo padre era un ricco mercante, lui per farsi frate rinunciò a tutto, compresi i vestiti, li consegnò a suo padre che voleva trattenerlo e gli disse: “Non ti chiamerò più padre”. Frate Francesco è il primo contestatore dei falsi valori borghesi. Papa Francesco è l’ultimo.      

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