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Ferdinando Camon

Il posto giusto per le Pietà di Michelangelo

"La Stampa " 22 novembre 2012

 
Ci starà bene, per un po’ di tempo, la Pietà Rondanini nel carcere di San Vittore? Sono i destinatari giusti, coloro che stanno lì dentro e la vedranno? Lei capirà loro, e loro capiranno lei? Si parleranno?
Molti diranno: “No”, perché pensano che il posto giusto per una “Pietà” di Michelangelo sia una chiesa. Come quella che sta in San Pietro. Quella in San Pietro fu scolpita da Michelangelo giovanissimo, la Rondanini da Michelangelo vecchio. Chiamiamole prima ed ultima. Quelli che vogliono le Pietà in chiesa non sanno che sull’arte nelle chiese grava una maledizione di Benedetto Croce, il quale sosteneva che ammirare un’opera d’arte e pregare sono due attività dello Spirito separate e inconciliabili. Alle gerarchie cattoliche che amano riempire le chiese di opere d’arte, Croce lanciava un ammonimento: “Badate: voi praticate il diavolo!”. Perché l’uomo che guarda un’opera d’arte non prega: se prega non vede l’arte, se vede l’arte non prega. Sono ammiratori dell’arte, e non fedeli oranti, coloro che, e non sono pochi, ogni volta che vanno a Roma fanno visita alla Pietà di Michelangelo in San Pietro. Mi metto tra loro. Visitare periodicamente la Pietà serve a “mettersi in sintonia” col mondo, spurgare le scorie che la vita e il lavoro ti caricano sulla mente e sui nervi. Meglio farla subito, questa visita, appena arrivi a Roma. Se stai a Roma quattro giorni, dopo quella visita i quattro giorni scorreranno diversi, e il tuo lavoro, qualunque sia, lo farai meglio. Anche se tu fossi un pilota di Formula 1. Hamilton ha visto la Pietà di San Pietro, per la prima volta, un mese fa, e se l’è fatta tatuare sul petto, per portarla via con sé: non può più farne a meno. Non so se sia un caso, ma da allora corre anche meglio: nell’ultimo Gran Premio s’è piazzato primo. Ma ha pregato Hamilton? Non credo. Pregavano quelli (molti eran giapponesi) che osservavano la Pietà l’ultima volta che l’ho vista, due settimane fa? Certamente no. Stavano muti, scattavano foto, sussurravano, ma non pregavano, la Pietà non è un’opera mistica e non favorisce il misticismo. Dire “è perfetta” è poco, bisogna dire “è la perfezione”. Ma San Pietro non è il suo posto.
Agostino dice che perfino cantare canti sacri, in chiesa, disturba la preghiera. Agostino aveva scoperto già grandicello che lo spirito può fare tutto in silenzio, perfino (fu per lui una traumatica scoperta) leggere. Lui in Africa da ragazzo s’era abituato a leggere ad alta voce, come facevano tutti. Venuto a Milano, andò a trovare il vescovo Ambrogio, e lo vide dritto in piedi davanti a un leggio, intento a leggere un libro a bocca chiusa, senza pronunciare le parole. Rimase incantato. Il silenzio non ti distrae, ma ti concentra. La parola pronunciata, o peggio ancora recitata, diventa materiale, perde sacralità. Quando Benigni recita “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio”, dal Paradiso di Dante, noi che l’ascoltiamo pensiamo a Benigni, non alla Madre né al Figlio. Si può ammirare quel passo e restare atei o materialisti. Come la Pietà di San Pietro: la guardi e resti quel che eri. (Adesso è mal collocata, troppo lontana, sbarrata da un vetro immenso, non pare offrirsi ai visitatori ma difendersi da loro, come nemici).
Ma i detenuti di San Vittore che s’imbatteranno nella Pietà Rondanini la vedranno come un gruppo famigliare, nel senso che è il gruppo della loro famiglia: il figlio che penzola inerte come snervato è il carcerato dopo anni di carcere, la madre che lo tira su e non ce la fa è la loro madre quando viene a trovare il figlio e non sa cosa dire, le due madri patiscono un dolore che non riesce a farsi parola. È inesprimibile. La Pietà lo esprime, col silenzio. I carcerati e i loro parenti, che vanno a trovarli, non riusciranno a dirselo, ma inconsciamente sentiranno che quel gruppo è un loro ritratto. E sta in San Vittore come un’opera giusta nel luogo giusto. Dalla Pietà di San Pietro si va via portandola con sé come un trofeo. Dalla Pietà Rondanini si va via lasciando sé stesso come un prigioniero. Resterà sempre in San Vittore, l’ultima Pietà? Purtroppo no. Resterà sempre in San Pietro, la prima Pietà? Purtroppo sì.

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