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Ferdinando Camon

Udine cancella il nome di Cadorna dalle strade. Perché Padova no?

"Il Mattino di Padova" 18 ottobre 2012

 
Si avvicina il centenario della Prima Guerra Mondiale. Sarà un oceano di retorica: “Grande vittoria, siamo diventati nazione, soldati eroici, noi contro l’impero, fanti incrollabili, o il Piave o tutti accoppati, non passa lo straniero…”. Purtroppo su YouTube girano infiniti spezzoni sulla prima guerra mondiale, e i ragazzi di tutto il mondo li guardano: tutto il mondo sa che gli italiani morivano a caterve per gli ordini stolti dei loro comandanti boriosi e inetti. I nostri comandanti, a partire dal comandante supremo, il generale Cadorna, applicavano tattiche suicide, ordinando assalti dal basso in alto, col petto offerto alle mitragliatrici nemiche. È stato un macello di soldati soprattutto veneti e friulani, ma anche sardi, di estrazione contadina, di tutta la nazione. Ci sono storici che dicono: “Così facevan tutti i comandanti, anche degli altri fronti”. Ma non è vero. Gli alleati erano pronti ad aiutarci, mandandoci intere divisioni, a patto che sostituissimo Cadorna: se volevamo mandare a morte i nostri soldati, padroni di farlo, ma i loro soldati, no. Questa conduzione incapace e autoritaria ha portato al disastro di Caporetto. Caporetto fu definito “uno sciopero militare”, e lo sciopero fu il rifiuto di obbedire da parte della truppa che si sentiva trattata come una massa di schiavi, dal valore inferiore a quello degli animali. Caporetto fu il capolavoro di Cadorna. Sarebbe corretto e intelligente che l’Austria avesse piazze e vie dedicate a Cadorna, è stupido e ingiustificato che piazze e vie dedicate a Cadorna si trovino in Italia. Sulle statue e sulle targhe col nome di Cadorna un graffitaro che scrivesse: “Artefice della disfatta di Caporetto”, direbbe semplicemente la verità, e il sindaco che lo facesse arrestare sarebbe un ignorante. A guerra appena finita, che il nome di Cadorna spuntasse qua e là sulle strade, è comprensibile: la monarchia aveva bisogno di consolidarsi, non poteva smentire una guida dell’esercito che lei aveva imposto, e che era costata montagne di cadaveri. E dunque silurò il comandante supremo e lo sostituì, ma senza infamarlo. Cadorna aveva posto la sede del comando a Udine. A Udine un piazzale fu dedicato a Cadorna. Quando su questo giornale scrivemmo che quell’onore era immeritato per un comandante massacratore dei nostri soldati, il Consiglio Comunale di Udine si pose la questione, e votò (3 agosto 2011) la rimozione del nome “Luigi Cadorna”, sostituendolo con “Unità d’Italia”. È stato un gesto responsabile. I cittadini di Udine possono essere orgogliosi del loro sindaco. Un’amministrazione civica oggi non può processare o punire una colpa storica di un secolo fa. Ma può fare un’altra cosa: smettere di onorarla. Una targa o una statua col nome di un personaggio dice ai cittadini: “Questo era un grande, siate come lui”. Ma un generale che passasse sotto la targa di Luigi Cadorna dovrebbe imitarlo? Mandare i suoi soldati a morire, sapendo a priori che moriranno per niente? Un sindaco che tiene nella sua città targhe o statue di Cadorna, compie un’operazione disonorevole e incivile (contraria all’interesse dei cittadini). Mi rifiuto di credere che dove ci sono vie o statue di Cadorna (in questo momento penso a Bassano, dove in questi giorni un ex assessore regionale, Ettore Beggiato, pone la questione in Consiglio Comunale, e a Padova, dove la via Cadorna è una via importante, con una famosa clinica), ci sia un sindaco che apprezza i massacri in guerra, anche quando sono massacri dei nostri. Sarebbero sindaci sovversivi. No di certo, non sono così. Più probabilmente, pensano che cambiare nome a una via vuol dire tirar giù una targa e metterne un’altra, e aggiornare il casellario dell’anagrafe. Una seccatura. Da una parte ci sono le stragi di migliaia e migliaia di nostri fratelli, dall’altra parte c’è questa seccatura. Si può smettere di onorare il colpevole di quelle stragi, ma a prezzo di questa seccatura. Ci sono sindaci che non vogliono seccature. Quando passo per una via Cadorna, mi sento addosso la storia di quel nome e provo un  senso di vergogna.
 (fercamon@alice.it)

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