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Ferdinando Camon

Genitori separati in guerra per il figlio

 

Giornali locali Gruppo "Espresso-Repubblica" 12 ottobre 2012


 
È una scena selvaggia, quella che s’è svolta a Cittadellan nel padovano, dove la polizia ha “catturato” a scuola un bambino per sottrarlo alla madre e consegnarlo al padre, applicando una sentenza del tribunale. Una parente della madre ha filmato la scena con una telecamera, “Chi l’ha visto?” l’ha mandata in onda, adesso è on-line, tutti potete vederla. È atroce. I poliziotti afferrano il bambino per le braccia e per le gambe, lo trascinano via, il bambino si divincola, intorno la gente urla, soprattutto una donna che non si vede, e che filma tutto. È una zia. Questa donna sapeva tutto, probabilmente s’aspettava l’irruzione della polizia. C’è qualcosa di combinato, nella messinscena del dramma. Questa donna urla a squarciagola: “Lasciatelo!, non si prendono così i bambini”. Alla fine, un’altra donna dichiara: “Io non devo spiegar niente”, è un’ispettrice, sta dicendo che lei deve fare il suo dovere e il suo dovere è questo. Che cosa sta succedendo? È la conclusione di una separazione. La madre si teneva sempre il figlio benché da anni la legge non glielo permettesse, il padre da anni tentava di riprenderselo, il tribunale gli dava ragione, ma la madre non lo consegnava, il figlio non si faceva trovare (quando vedeva il padre, si nascondeva), e infine, ecco, lo Stato interviene con la forza. È tutto sbagliato. Sbaglia la madre, il padre, il tribunale, lo Stato, la scuola, la gente. Le conclusioni di questa violenza sono tante e tutte inaccettabili. La separazione dei genitori diventa una separazione dal figlio, e questo non era inevitabile e non doveva accadere. Purtroppo succede spesso. Qui, se il tribunale ha stabilito che la patria potestà va tutta al padre, avrà visto qualche colpa nella madre. Ma “colpa” è una parola sbagliata. C’è colpa in un genitore quando non ama il figlio. Qui ambedue lo amano, anche troppo: in maniera esclusiva, e un genitore che esclude l’altro sbaglia verso il figlio. Non importa se qui il figlio voleva stare soltanto con la madre. È un amore sbagliato. La madre, finché aveva il figlio, a quanto pare lo usava come arma contro il padre, peggiorando i rapporti tra figlio e padre, ostacolando i loro incontri, mettendo il padre in cattiva luce. Anche questo, purtroppo, succede spesso. Sto a quando raccontavano ieri i giornali e i siti. I “padri-separati”, separandosi dalla moglie, vengono separati anche dai figli, con un danno psicologico devastante, di cui il legislatore e il giudice non hanno la minima consapevolezza. Legge e tribunale sono macchine, non hanno cervello né cuore: applicano le leggi come i soldati applicano gli ordini. Quando interviene una separazione, l’amore che legava i genitori (si saranno pure amati, un giorno: si sono corteggiati, sposati, hanno fatto un figlio, li univa un sentimento o un progetto di vita), diventa odio: il primo errore è qui. Si può separarsi, in certi casi si deve, ma non è necessario che la vita passata sia rinnegata. L’odio scatena un bisogno di vendetta: si sente la vita come un fallimento, e l’ex-coniuge diventa la causa del fallimento. Un nemico. Il principale nemico sulla Terra. Quindi bisogna punirlo, farlo soffrire, più che si può. In qualche caso la decisione è ancora più drastica: bisogna ucciderlo. Qui, grazie al cielo, non siamo arrivati a tanto. Per punirlo, l’arma perfetta è il figlio o i figli. Gli togli i figli. Non glieli fai più vedere. Adesso devo dire qualcosa di delicato, e spero che il lettore non mi abbandoni. Cosa sono i figli? Sono la nostra vita dopo la nostra morte. Loro sono noi che continuiamo. E non occorre cultura per sentire tutto questo, basta la natura. È un istinto naturale, che scatta in tutti, anche se non tutti se lo dicono con queste parole: i figli sono la nostra immortalità. Una madre che toglie i figli al marito, lo uccide per sempre. Chiaro che il marito contrattacca con tutte le sue forze. La scena che s’è svolta a Cittadella, che i giornali locali raccontano, che “Chi l’ha visto?” ha mandato in onda, è una scena di guerra. E in quel momento il bambino si sentiva vittima di una guerra. Giustamente. Non so se potrà mai rimettersi, tornare come gli altri. In questo momento è difficile che possa amare il padre, perché l’ha strappato alla madre. Se domani capirà che anche la madre ha sbagliato, sarà difficile che possa amarla. Odierà la scuola, perché non l’ha protetto. Odierà la tv, perché l’ha sbattuto in faccia al mondo. È vero, non c’erano molti metodi per risolvere la questione, e nessuno era indolore e incriticabile. Ma francamente quello che hanno applicato è il peggiore, il più violento, il meno umano.

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