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Ferdinando Camon

Sbaglia il padre che va in prigione al posto del figlio

 

 

"La Stampa" 10 luglio 2011
 
 


A Vaprio d’Adda, nella provincia milanese, in piena notte, un figlio di 34 anni travolge con l’auto un ragazzo in bicicletta e scappa, e suo padre di 76 anni si presenta dai carabinieri per dire: “Sono stato io, arrestatemi, voglio pagare”. I carabinieri non gli credono. Indagano freneticamente, e all’alba scoprono il vero colpevole, che alla fine confessa. Qui s’impone una domanda: un padre pronto ad andare in prigione al posto del figlio, lo ama? Gli fa del bene? Lo aiuta?
Non tutti i lettori saranno d’accordo, ma bisogna rispondere di no. Certo, l’amore è disposizione al sacrificio, chi ama soffre nel vedere l’amato che soffre, vorrebbe mettersi al suo posto. Ma chi ama non può togliere un diritto all’amato. Deve anzi aiutarlo a far valere i suoi diritti, ad attuarli. Noi diciamo sempre che chi ha ucciso, sia pure colposamente, ha il dovere di espiare, scontando la pena. È una formula imprecisa, anzi errata. La formula giusta è: chi ha fatto un omicidio, colposo o colpevole, “ha il diritto” di espiare. Se non lo fai espiare, gli togli un diritto. La sua vita sarà umanamente degna solo dopo l’espiazione. Se fa il latitante, se scappa all’estero, se trova protezione di qualche genere, compresa quella del padre che va in prigione al posto suo, allora non si redime, non rimette la sua vita in relazione con l’umanità, sta fuori della morale e della legge. Vive una vita indegna. Aiutandolo in questo, gli si fa del male.
Certo, di un padre che corre a farsi mettere in galera al posto del figlio, esclamare: “Lo ama” è giusto. Non si può dire che non lo ama. Lo ama al massimo, è pronto a farsi seppellire vivo al posto suo. Però lo ama, ma non gli vuol bene. Lo ama, ma non fa il suo bene. Il suo bene è la redenzione, gli vuol bene chi lo avvia e lo sorregge sulla strada della redenzione.
C’è una stupenda poesia di Catullo  sulla differenza tra amare e voler bene. Ci sono delle situazioni, dice, in cui la persona che ami si comporta male. Ma non per questo tu puoi smettere di amarla, anzi la ami di più. Però non la apprezzi, non le vuoi bene. Non ti è cara. Più la disprezzi, più la ami e meno le vuoi bene. L’amare ti lega a lei e basta. Il voler bene ti lega a lei e a tutti. Nell’amare non giudichi, nel voler bene giudichi ed educhi. Nell’amare, se l’altro è peggiore, tu peggiori. Se l’altro è drogato, tu ti droghi. Nell’amare, se l’altro è nel male, tu lo raggiungi e vai nel male. Nel voler bene, fai di tutto per tirarlo nel bene. È strano che qui, in questo episodio milanese, sia il padre a non denunciare il figlio. Di solito, a non denunciare sono le madri. Le madri hanno un senso della famiglia, come dire, endofamigliare: tutta la vita si svolge secondo le regole interne della famiglia. I padri fanno da ponte fra la famiglia e la società. Se un figlio sgarra, è più facile che lo denunci il padre che non la madre. Questo figlio di 34 anni si sentiva protetto dal padre verso la società: aveva dei precedenti per ubriachezza ed eccesso di velocità, non sarà stato perdonato anche allora? Non è che tutti lo amavano troppo ma nessuno gli voleva veramente bene?

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