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Ferdinando Camon

Diritto di Sterminio

Quotidiani delle Venezie 27 gennaio 2010


 
Cosa ricordiamo oggi, Giornata della Memoria? Ricordiamo la scena che s'è svolta il 27 gennaio 1945 (citatissima, il lettore la conoscerà): verso mezzogiorno una pattuglia di 4 soldati russi a cavallo, mitragliatore a tracolla,  s'è affacciata sul campo di Auschwitz, e ha guardato dentro; dentro c'erano i detenuti malati: quelli in grado di camminare erano stati avviati verso Buchenwald e Mauthausen, nella lunga marcia che fu un seminìo di cadaveri; tra i malati c'era Primo Levi, che ci descrive la scena, e dice che i liberatori sovietici, vedendo i prigionieri sfiniti e moribondi, erano ammutoliti dalla "vergogna". Non si finirà mai di scavare in quella "vergogna". I sovietici non c'entravano con Auschwitz. Ma erano uomini, facevano parte dell'umanità: l'umanità scopriva Auschwitz, e si vergognava. Oggi dunque ricordiamo la "scoperta della vergogna". Il mondo della vergogna, l'impero dei campi di sterminio, era costruito su un sistema che divideva in due l'umanità: chi poteva vivere e comandare, e chi doveva servire e morire. L'incontro fra le due umanità è descritto in "Se questo è un uomo". Primo Levi viene chiamato a un esame davanti a un dottore tedesco, costui cerca un chimico e corre voce che Levi sia un chimico. I due, tedesco ariano comandante ed ebreo prigioniero destinato alla morte, sono faccia  a faccia. Il tedesco alza gli occhi e guarda Levi. Levi regge lo sguardo. E dice: «Se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo, scambiato come attraverso la parete di vetro di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi, avrei spiegato l'essenza della grande follia della terza Germania. Il cervello che sovrintendeva a quegli occhi azzurri e a quelle mani coltivate diceva: "Questo qualcosa davanti a me appartiene a un genere che è ovviamente opportuno sopprimere. Nel caso particolare, occorre prima accertarsi che non contenga qualche elemento utilizzabile". E nel mio capo, come semi in una zucca vuota: "Gli occhi azzurri e i capelli biondi sono essenzialmente malvagi. Nessuna comunicazione possibile"». Lo scontro è fra un onnipotente, che ha diritto di uccidere, e l'assoluto impotente, che non ha diritto di parlare. Il 27 gennaio 1945 questo scontro cessò, i liberatori entrarono nel cuore dell'impero dei campi di annientamento, Auschwitz. La strada che arriva ai reticolati è più alta del campo: dall'alto, i quattro cavalieri russi vedevano le baracche, la spianata dell'appello, la forca multipla, capace di reggere sei impiccati. Non potevano vedere i forni. I forni stanno dietro un rilievo, hanno l'entrata dalla parte opposta. Oggi sono pieni di fiori.
Lo Sterminio del popolo ebraico resta un "unicum" nella storia, non ci fu mai né prima né dopo qualcosa di equivalente. Ma la divisione dell'umanità in chi può vivere e chi deve morire non è finita con Auschwitz. Riprende ogni volta che scoppiano guerre in cui il nemico non basta che sia vinto, ma deve sparire. Sul vuoto lasciato dal nemico deve impiantarsi la nostra civiltà, il nostro mercato. Tutto ciò che serve a fiaccare ed eliminare il nemico è buono, perché fa il nostro interesse e noi siamo il Bene. "Gott mit Uns", Dio è con noi. Il genocidio dei musulmani ad opera degli slavi ortodossi nella guerra civile balcanica ha la radice qui. E anche i genocidi dell'Africa centrale, fra diverse etnie. Anche gli stermini cambogiani. Anche i massacri staliniani: all'uomo indegno di vivere per razza subentrava l'uomo indegno di vivere per classe, ma il principio era lo stesso: colui che deve morire è colpevole di esistere. Nel programma di Al Qaeda è questa la nostra colpa: come dice Osama in questi giorni, se un attentatore bussa alla porta di Allah con i crani di noi infedeli, Allah viene e gli apre il paradiso.

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