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Ferdinando Camon

Solgenitsyn, gulag e lager

Quotidiani delle Venezie 6 agosto 2008


Oggi Aleksander Solgenitsyn viene sepolto, e i giornali di tutto il mondo concludono il riesame della sua vita e delle sue opere, per capire che senso hanno avuto, che cosa hanno testimoniato. L'errore sarebbe di chiudere Solgenitsyn nello schema per cui egli ha raccontato e analizzato il gulag, come Elie Wiesel e Primo Levi hanno raccontato e spiegato il lager, e che dunque il lager e il gulag sono due aspetti di un analogo totalitarismo distruttore della personalità umana, che aveva Hitler a destra e Stalin a sinistra. Non è così. Il gulag non stava al comunismo nello stesso rapporto in cui il lager stava al nazismo. E dunque le due denunce, di Solgenitsyn e, per noi italiani, di Primo Levi, non si richiamano e non si equivalgono. Il lager raccontato da Primo Levi era l'esatta produzione del nazismo, il gulag raccontato da Solgenitsyn era una degenerazione del comunismo. Nel gulag di Solgenitsyn corre tra i detenuti un lamento e un'accusa rivolti ai guardiani che li sorvegliano e li picchiano: "Non siete dei compagni, non siete comunisti". Nel lager di Primo Levi e di Elie Wiesel era inconcepibile anche una minima forma di protesta o di reazione, ma la protesta e la reazione che si sentono girare nei cervelli dei detenuti, rivolte alle SS che li torturano, li fanno lavorare come schiavi, e li ammazzano anche senza motivo, sono del tipo: "Siete dei perfetti nazisti, siete l'esatta incarnazione della vostra ideologia". Nella strada che lo portava alla costruzione della sua idea di gerarchia tra le razze umane e di dominio della Germania "über alles", il nazismo "doveva" costruire il lager. Il lager era la conferma che il nazismo era in marcia, stava realizzandosi sulla terra. Il gulag non era una conferma del comunsimo. Era un tradimento. Se c'era il gulag in Unione Sovietica, se c'era un arcipelago di gulag, voleva dire che il comunismo sovietico non era un comunismo, era un'altra cosa. "La testimonianza di Solgenitsyn a noi del Pci dava fastidio", confessava ieri Achille Occhetto. E si capisce perché: perché il partito comunista italiano era il più grande partito comunista dell'Occidente, impiantato sulla tesi che il comunismo era realizzato in Unione Sovietica, e si trattava adesso di realizzarlo nelle altre parti del mondo. Solgenitsyn veniva a testimoniare che l'Unione Sovietica non stava realizzando sulla terra il comunismo, ma n'altra cosa: l'impero, il più vasto impero che la storia avesse conosciuto. Con i sistemi che Solgenitsyn e i suoi compagni nei campi di lavoro pativano in prima persona (l'arresto, la deportazione, la chiusura in colonie penali, la perdita dei diritti umani e politici) non si costruiva l'uguaglianza tra gli uomini, la spartizione dei beni, l'eliminazione dei mali: si costruiva il potere dei pochi sui molti, di uno su tutti, la schiavizzazione dei sottoposti. "Una giornata di Ivan Denissovic" fa una denuncia contro il comunismo nel nome del vero comunismo, dice che quel comunismo non è comunista. "Se questo è un uomo" fa una denuncia contro il nazismo nel nome dell'umanità, dice che quel nazismo è il perfetto nazismo, e che come tale è la negazione dell'uomo. Ho parlato di questa contrapposizione gulag-lager con Primo Levi, e lui mi rispondeva: "Sì, però 'Una giornata di Ivan Denissovic' la salverei, è una perfetta opera sul sistema concentrazionario, dentro c'è tutta la descrizione di cosa fanno i comandanti e cosa fanno le vittime".  Levi ammirava la corrispondenza tra le forme di salvezza nel gulag e quelle nel lager: nell'uno e nell'altro si salvava chi sapeva organizzarsi, rubare, schivare le punizioni, proteggersi dal freddo e dalla fame, evitare la furia dei capi. Ma nel gulag Solgenitsyn era finito perché gli era stata intercettata una lettera in cui parlava male di Stalin, nel lager Primo Levi era finito semplicemente perché era nato. La colpa di Solgenitsyn era aver criticato il dittatore, la colpa di Levi era esser nato. Un ebreo, per non esser colpevole, doveva non nascere. Solgenitsyn non denunciava una deviazione soltanto del comunismo di Stalin, ma del comunismo sovietico. La maniera migliore di rendergli onore oggi, giorno del suo funerale, è prender atto che la sua testimonianza era più vasta di quanto lui stesso, e tutti i comunisti del suo tempo, compresi in primo luogo i comunisti italiani, potessero comprendere.
 

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