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Ferdinando Camon


Per il Direttore e per Lavazza
 
16 febbraio 2019
 
Aboliamo la “modica quantità”
 
Di Ferdinando Camon
 
 
Nella vita ci sono vittorie che non t’aspetti e sconfitte che ti segnano. In questo momento abbiamo un ministro, Lorenzo Fontana, che è contrario alla “modica quantità”, e pensa di eliminarla. Lo ha dichiarato ieri, in un’intervista. La “modica quantità” è una sconfitta che ha segnato la mia vita: ero un insegnante e fui invitato a far parte del primo Centro regionale Anti-Droga fondato in Italia, e quel lavoro fu una continua sconfitta. I carabinieri trovavano davanti a una discoteca clienti con qualche bustina in tasca? Poteva dirsi modica quantità; nel dubbio, si lasciava correre. La quantità modica si pensava che fosse per uso personale. Ma se poi invece veniva venduta? Allora veniva permesso non l’uso ma lo spaccio di una piccola quantità. E tante piccole quantità fanno una grande quantità. Tutto partiva dalla confusione che regnava a monte: noi avevamo, in quel Centro, un manualetto compilato dal nostro presidente, un illustre psichiatra, il quale parlando di una droga leggera scriveva che “dà un senso di benessere”. Un giorno obiettai: “Guardi professore, leggendo ‘benessere’ vien voglia di provarla subito questa droga, perché è un termine positivo”. “E cosa dovrei scrivere?”. “Usi un termine negativo, per esempio ‘euforia’: nel benessere c’è equilibrio, nell’euforia c’è squilibrio”. Corresse in “euforia”.
La “modica quantità” sembra portare anch’essa all’equilibrio: uso droga, sì, ma poca, dunque sono equilibrato, sto bene così. Non è vero: se le droghe fanno male, le droghe leggere fanno leggermente male, ma non fanno bene. La medicina, gli ospedali, lo Stato, non possono dire che un male, preso in modica quantità, è permesso. Compito della medicina, degli ospedali, dello Stato è eliminare il male e sostituirlo col bene. Così per lo spaccio: c’è lo spaccio di grosse quantità e c’è lo spaccio di piccole quantità, ma sempre spaccio è, e fa un danno alla società. In questo momento c’è il tristissimo fenomeno del calo di età nell’uso delle droghe, ci sono ragazzi che si fanno di eroina sempre più giovani, e a quell’età non sono in grado di difendersi da soli dalla tentazione, hanno bisogno di protezione: tocca a noi difenderli. Sono studenti e studentesse di scuola media superiore. Se gli viene offerta una bustina come ammessa dalla legge, perché modica quantità, loro si fanno l’idea che lo Stato sia d’accordo, e che provare sia una scelta alla Ulisse, se non si è contenti poi non si riprova, e tutto finisce lì. Un’esperienza in più. Ma poi non se ne esce scontenti, e quindi si riprova. Non sono allertati. Ed è meglio che lo siano. Perché dalla droga ci si salva prima. Dopo, è tardi.                          

 

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