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Ferdinando Camon


Per il Direttore
 
3 maggio 2017  
 
Ventimila bambini non-vaccinati
 
Di Ferdinando Camon
 
 
Se ha eseguito ventimila vaccinazioni “finte” (di questo è sospettata dalle autorità), l’assistente sanitaria trevigiana ha commesso un tradimento del suo mestiere che non danneggia soltanto i bambini, le madri, le famiglie, gli asili, le scuole, la città, ma molto di più: danneggia l’umanità. Lei si difende dicendo di non essere una boicottatrice, di credere nel sistema delle vaccinazioni. E di aver sempre eseguito il suo lavoro con metodo e scrupolo. Speriamo che riesca a dimostrarlo. Che si riesca a trovare un’altra spiegazione alla mancanza di tracce della profilassi nei ventimila bambini sospetti di essere stati vaccinati per finta. Perché il reato sarebbe mostruoso.
La finta vaccinazione, o la non-vaccinazione, lascia “scoperto”, cioè non protetto, il bambino, di fronte all’aggressione delle malattie contagiose ed epidemiche, contro le quali l’unico rimedio è la prevenzione. Il bambino può ammalarsi, e questo rovina la sua vita. Ma quel bambino, così contagiato, è un deposito e un trasmettitore della malattia, anche e soprattutto nella fase dell’incubazione: non si vede ancora, in casa e all’asilo e alla scuola, che lui è malato, ma intanto lui sta già ammalando i suoi compagni. Qui c’è un problema che riguarda il fatto se la vaccinazione sia un diritto o un dovere. Se la vaccinazione è solo un diritto, chi ha la patria potestà sul bambino può rinunciare a quel diritto, a suo rischio e pericolo. Se il bambino si ammala, lui poi si arrangia. Ma non è così. Se il bambino si ammala, contagia i compagni, i quali pure si ammalano: e nessun genitore ha il diritto di far ammalare i bambini degli altri. Perciò vaccinare i bambini non è un diritto, è un dovere. E la richiesta che i bambini non-vaccinati non possano andare all’asilo e a scuola, è fondata. Tu non vuoi vaccinare tuo figlio? E io non voglio che tuo figlio sia compagno di banco o di classe di mio figlio.          
Perciò, se c’è qualcuno che non ha vaccinato quei ventimila bambini, egli è responsabile verso quei bambini e tutti gli amici di quei bambini e tutte le loro famiglie. Le malattie che possono attecchire sui non-vaccinati gl’impediranno di vivere una vita sana e piena: gli tolgono una parte di vita. Impedire che questo avvenga, è un dovere dello Stato, e lo Stati fa sforzi immensi per attuare questo dovere. Lo scopo a cui mira lo Stato, ogni Stato d’Europa e d’Occidente, con le vaccinazioni obbligatorie, è quello di creare un ambiente “capillarmente” ostile a queste malattie, in modo che le malattie si estinguano, per quanto questo sia possibile. L’omissione di ventimila vaccinazioni in un’area ristretta e compatta crea in quell’area una potenziale sacca di accoglienza e ospitalità per le malattie, cioè manda a rotoli il programma e lo sforzo (altamente meritevoli) dello Stato. E questo non può farlo un lavoratore dello Stato. Può farlo un nemico dello Stato. Si usa, infatti, nelle guerre, e allora si parla di guerra batteriologica.
Sappiamo molto poco dell’infermiera sospettata di aver messo in atto quest’infernale sabotaggio, seminando lo spavento nel mite e disciplinato Friuli, e in tutt’Italia. In altri casi succedeva che i medici non eseguivano le vaccinazioni convinti così di fare il bene dei bambini, perché sospettavano l’esistenza di un nesso tra vaccinazioni e malattie tipo l’autismo. Ma se l’Organizzazione Sanitaria Nazionale e Mondiale sostengono, prove alla mano, che quel nesso non c’è, tu, medico o infermiere, non puoi obbedire al tuo personale giudizio, e rifiutare la decisione ufficiale. Perché la tua è un’opinione, l’altra è la Scienza.  (fercamon@alice.it)
 

 

Alla Direzione e a Vincenzi
 
30 aprile 2017  
 
Igor l’imprendibile
 
Di Ferdinando Camon
 
 
Che cos’è Igor il Serbo, o il Russo, due volte assassino, o forse tre volte, che si nasconde nel Veneto alle foci del Po e dell’Adige, e che centinaia di poliziotti e carabinieri speciali cercano invano di catturare, ormai da oltre un mese? Ormai questo non è più uno scontro tra un assassino e i carabinieri, tra un fuorilegge e i poliziotti: dopo oltre un mese di fughe, nascondimenti, allarmi, inseguimenti e nuove sparizioni, questa è diventata la caccia dello Stato a un ex-soldato ridiventato soldato, e che fa quel che un buon soldato deve saper fare: l’incursore. Gli incursori sono soldati infiltrati o scaraventati o paracadutati oltre le linee nemiche, in territorio nemico, e che devono arrangiarsi in tutto, e cioè: non farsi mai prendere; non farsi mai vedere; nascondersi di giorno; muoversi di notte; non ammalarsi; procurarsi il cibo senza dar nell’occhio; vivere lontano dagli uomini, e se possibile vicino agli animali, perché i poliziotti che tu senti come tuoi nemici anche gli animali li sentono come loro nemici, e se di notte gli animali si allarmano e scappano, scappi anche tu. Questo deve saper fare un incursore. E questo fa, magnificamente bene, Igor il Serbo, da oltre un mese. Ergo, è un ottimo incursore. Forse anche chi non ha esperienza militare sente che questa è una caccia di tutti contro uno, e pensa che se quell’uno è ancora libero dopo più di un mese, vuol dire che combatte bene mentre i tanti che cercano di prenderlo combattono male. Non è esattamente così. Igor conosce bene il territorio, e questo gli dà un vantaggio enorme. Da queste parti anche i partigiani si nascondevano bene, e i tedeschi, non riuscendo a trovarli, si vendicavano sui casolari e sui barconi. Questa (la campagna da Chioggia a Mestre) è una zona a bassa intensità abitativa, campagna fiumi paludi acquitrini, e i paesi sono silenti e vuoti. Chi è nato lì, o ha vissuto lì, sa tutto, metro per metro, e si muove a colpo sicuro. Chi viene da fuori, come lo Stato, brancola e va a caso. Se han trovato una goccia di sangue di Igor in una tana di volpe, vuol dire che ha dormito lì. È una buona idea. Le volpi sono intelligenti e le loro tane sono scavate in zone furbe. Cosa evitano le volpi? I cani, che potrebbero addentarle. Anche Igor evita i cani, che potrebbero latrare. Igor vive come le volpi.
Dalle parti di Mestre arrivano alla polizia due denunce al giorno, di gente che dice di averlo visto. Venti denunce negli ultimi dieci giorni. Sono denunce in buona fede, ma creano false piste: nel giorno in cui lo vedessero due volte, entro sera sarebbe preso. La verità è che sanno in quale area si trova, ma non in quale punto. Igor ha dalla sua il terreno, che nell’avventura degli incursori ha un’importanza fondamentale. Che cos’ha contro di sé? Il tempo. È piovuto qui, e fa freddo. Anche ieri, e molto. La pioggia confonde le tracce e le cancella, se cerchi un uomo alla macchia fai più fatica a trovarlo. Ma l’uomo s’infebbra, s’ammala, non si arrende (Igor non si arrenderà mai), ma sbaglia qualcosa, più cose, e alla fine vien preso. Come vogliamo tutti. Forse anche lui. (fercamon@alice.it)                
 

 

Per il Direttore e per Brunetto
 
20 aprile 2017  
 
Non è amore
 
Di Ferdinando Camon
 
 
Lei è miss Romagna, una ragazza bellissima, come sono tutte le miss (e non solo loro, ma tutte le ragazze ventenni), e il fidanzato, geloso e sadico e comunque stupido, le ha spruzzato in faccia dell’acido, per deturparla. L’acido le ha mangiato e scavato e gonfiato la faccia. Prima era impossibile guardarla da quanto era bella. Adesso è difficile guardarla ricordando la bellezza perduta. Sfregiare una ragazza bella, nel fiore della sua giovinezza, significa voler colpire una persona in ciò che più la distingue, la rende unica, amata dagli altri e da se stessa: è come tagliare le mani a un pittore, o la lingua a un cantante. È un gesto che indica, in chi lo compie, non soltanto odio o ostilità, ma anche malvagità. Ha un senso, naturalmente, e si può spiegare, psicologicamente, il fatto che il fidanzato di una ragazza bellissima, possessivo e geloso, nel momento in cui la perde o teme di perderla voglia sfregiarla. Perché sfregiandola si vendica per essere stato attratto e conquistato, per essersi legato, per aver subìto il fascino. Lei è bella, la sua bellezza è un oltraggio, va oltre la norma, e l’oltraggio va punito. È amore? Certo che no. È tutto il contrario. Amare vuol dire voler bene, cioè volere il bene della persona amata. Ma se sei in grado di sfregiarla, o di bruciarla (com’è successo in altri casi) o di accoltellarla, il tuo non è amore, ma possesso, voglia di dominio, egoismo. La miss Romagna, che si chiama Gessica Notaro, è andata in tv, ieri sera, da Maurizio Costanzo, per mostrare il suo volto distrutto e dare la sua spiegazione: “Questo non è amore”. Certo che no, Gessica. Lui voleva averti come un bell’oggetto di sua proprietà, mostrarti in giro, far bella figura, vantarsi, ma così facendo voleva il “suo” bene, non il tuo. Amava se stesso, non te. Non era disposto a sacrificarsi per te, ma a sacrificarti per lui. E infatti così ha fatto: per vendicarsi, ha distrutto la tua bellezza fisica. Per fortuna, tu hai un’altra bellezza: d’intelligenza, di carattere, di voglia di vivere, di insegnare al mondo, perfino (e siamo al limite del troppo) di perdonare. “Io non lo odio”, dici, “ma voglio che veda il male che mi ha fatto”, e vai in tv a mostrare il tuo volto. Pensi che vedendo il male che ti ha fatto, lui provi rimorso, e pensi che il rimorso sia la sua giusta punizione. Potrebbe anche non essere così. Potrebbe darsi che lui non provi rimorso, che non abbia questa nobiltà di sentimenti. Dico questo peché vedo nel suo atteggiamento i tratti del sadico. Ti ha bruciato la pelle, la carne nuova che vien su non regge il cloro, e tu facevi l’addestratrice di delfini in piscina. Non puoi più entrare in acqua. Le ha pensate tutte, il malvagio. No, non è amore. Lui non ti merita. È uno straniero, adesso è in carcere e poi sarà espulso. Meglio così. Non merita di vedere te, né alcun’altra delle nostre ragazze. (fercamon@alice.it)


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