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Ferdinando Camon



A Direttore
 
16 gennaio 2020
 
Scuola per i poveri e scuola per i ricchi

Di Ferdinando Camon
 
Si sta parlando tanto di buone scuole e cattive scuole, perché a Roma una preside, che dirige un istituto scolastico con più sedi, ha specificato per iscritto nel sito di presentazione quale sede è per i figli delle buone famiglie e quale per i figli di colf e badanti. È scoppiato il finimondo sui giornali, e adesso quella presentazione è stata tolta. Ma non illudiamoci: la presentazione diceva la verità, ci sono scuole alte e scuole basse, scuole con insegnanti preparati e scuole con insegnanti scadenti. E non sono così solo le scuole medie e superiori, ma anche le università. Tante volte leggiamo nei curricula di politici e dirigenti di alto livello che all’università hanno avuto come docente il professor tale, grande luminare, del quale dunque sono allievi e continuatori. Fortuna? La loro vita s’è trovata nel canale dove scorreva la cultura e la scienza in quel momento? No, la loro vita di studenti “è stata spostata” su quel canale, perché incontrasse il grande luminare e ricevesse da lui il massimo di nozioni e di cultura che il tempo forniva. Vuol dire che quegli studenti vengono da famiglie che non accettano quel che lo Stato gli offre, ma scelgono il meglio. La miglior scuola media, il miglior liceo, la miglior facoltà, i migliori docenti. L’operazione costa. Ma loro possono pagare. Le università non sono democratiche, in modo che ognuno scelga la più vicina. Sono sul mercato. Ognuno sceglie la meglio che può. Se non può partecipare alla gara, accetta la più vicina, ma deve sapere che questa impossibilità di scelta influirà poi sui suoi concorsi, sull’impiego, sul lavoro, perfino sui libri che scriverà: perché un conto è mettere nella propria biografia “ha studiato Scienze o Fisica”, altro conto “è stato allievo di”, e qui sfoggiare il nome che illumina il secolo. Se quel nome è un Nobel, un raggio del Nobel comincia a illuminare anche te. Il professore geniale crea genî, il professore mediocre crea mediocri. Ci sono delle eccezioni, naturalmente: in un’università bassa può capitare per qualche anno un professore altissimo, e allora è una fortuna per gli allievi. Ma prima o poi se andrà. C’è chi va a studiare all’estero per avere un docente “mondiale”. All’università gli studenti non sono studenti ma studiosi. Si preparano a inventare o scoprire. Le scuole pre-universitarie hanno invece studenti, e devono dare a tutti la cultura di base. Una buona società è quella in cui chi merita sale e chi demerita scende. Una scuola che inchioda tutti alla classe di appartenenza non lavora per migliorare la società.

 

 

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